L’omicidio di JonBenét Ramsey

Un articolo dell’Huffington Post che riporta la bizzarra teoria secondo la quale JonBenét Ramsey non sarebbe morta, ma sarebbe cresciuta e diventata Katy Perry, mi ha dato l’occasione per rispolverare questo vecchio articolo pubblicato su Lega Nerd nel 2012.


La notte successiva al giorno di Natale del 1996 la piccola JonBenét Ramsey, di sei anni, viene trovata morta nella cantina dei vini nel seminterrato della villa di famiglia a Boulder, Colorado. Ha il cranio spaccato in due e una corda stretta intorno al collo. Nessuno verrà mai riconosciuto colpevole del suo omicidio. Dopo venti anni, infatti, il caso è ancora aperto.

La famiglia Ramsey

I Ramsey sembravano una tipica happy family dell’alta borghesia americana.
Il padre, John, aveva fondato, partendo dal suo garage, una società informatica che gli aveva fruttato molto denaro e gli aveva permesso di costruire la casa dei suoi sogni. La madre, Patsy, era stata reginetta di bellezza e si era molto impegnata affinché la famiglia, una volta trasferitasi a Boulder, ricevesse le dovute attenzioni dal vicinato e si integrasse nell’élite borghese della zona. Avevano due figli: Burke, nato nel 1987, e JonBenét, nata nel 1990.
Vista la notevole bellezza della secondogenita, Patsy aveva cominciato ad iscriverla a concorsi di bellezza dall’età di quattro anni. Madre e figlia, accompagnate spesso dal piccolo Burke, viaggiavano per gli Stati Uniti, e al momento della morte JonBenét aveva vinto non solo molti concorsi di bellezza infantile a livello regionale, ma anche nazionale.

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Il rapimento e l’omicidio

La notte del 25 dicembre 1996 la famiglia Ramsey partecipa ad una festa a casa di amici. Tornando a casa, JonBenét si addormenta in macchina e viene portata in braccio nella sua cameretta. Sembra tutto tranquillo ma quando la madre si alza, la mattina dopo, trova sulle scale che portano alla cucina una lunga lettera: è una richiesta di riscatto di 118 mila dollari, indirizzata a “Mr. Ramsey” e firmata con una sigla rappresentante “a small foreign faction”.
Nella lettera si annuncia che JonBenét è stata rapita e si specifica che la piccola verrà restituita sana e salva non appena ottenuto il denaro, ma che nel caso venga contattata la polizia o qualche amico o familiare, la bambina verrà uccisa. I toni della lettera sono oltremodo inquietanti e minacciosi (potete trovare l’originale qui) ma nonostante questo, Patsy chiama subito sia la polizia che una nutrita serie di parenti e conoscenti.

Durante la giornata la casa viene perquisita da una squadra di agenti, che non trova segni di scasso o effrazione dall’esterno. Piccoli gruppi di conoscenti guidati da membri della famiglia cominciano a setacciare la casa nel pomeriggio, cercando “anything unusual”. Basta veramente poco perché il gruppetto guidato da John Ramsey apra la porta della cantina e trovi il corpo senza vita della piccola.

Il ritrovamento del corpo

JonBenét è riversa supina sul pavimento, con le braccia legate sopra la testa e la sua inseparabile copertina bianca addosso. Ha una corda di nylon intorno al collo e del nastro isolante a tapparle la bocca. Il manico di un pennello è stato ingegnosamente legato a un capo della corda per creare una garrota con cui strangolarla.
L’autopsia rivelerà tracce di abusi sessuali, ma non di violenza completa, e un gravissimo trauma cranico (la testa risulta praticamente spaccata in due) anche se la causa ufficiale della morte rimane lo strangolamento.
Sul collo, sulle mani e sul resto del corpo ci sono svariate ecchimosi e segni puntiformi non meglio identificati, e la corda pare essere stata avvolta intorno al piccolo collo con una strana angolazione; tutto questo ha portato alle più svariate ipotesi sulle morte della bambina e l’identificazione dei colpevoli.

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La polizia verrà accusata giorni dopo di non aver mantenuto pulita la scena del crimine e di aver permesso sia l’ingresso in casa di numerose persone estranee dopo la denuncia del rapimento, che contatti di vari membri della famiglia col corpicino della vittima.

I sospetti

L’assassino di JonBenét Ramsey non è mai stato identificato. Il ritrovamento del cadavere nella propria casa è stato considerato altamente sospetto dagli investigatori, e ha fatto ricadere in un primo momento le accuse sui genitori della piccola (la grafia della madre, ad esempio, è stata analizzata in cerca di corrispondenze con la lettera di riscatto; voci accusano il padre di aver tentato di abusare della figlia, o di essere stato sessualmente attratto da lei), ma sono stati entrambi formalmente prosciolti dalle accuse nel 2008, in seguito allo sviluppo di tecnologie che hanno permesso l’elaborazione di una traccia genetica univoca dal DNA maschile ritrovato sul corpo della bambina. Moltissimi sospetti sono ricaduti su Burke, che aveva all’epoca nove anni, e non poteva quindi essere indagato poiché le leggi dello stato del Colorado impediscono di citare in giudizio minori di dieci anni.

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Non si è mai escluso che qualcuno potesse essersi introdotto in casa durante la notte, nonostante non siano stati trovati segni di effrazione, poiché una finestra dello scantinato era stata rotta alcuni giorni prima di Natale ed era priva di sistema di allarme come anche alcuni ingressi laterali della villa. Non sono mai state trovate corrispondenze col DNA raccolto sul corpo nonostante le ricerche siano ancora aperte e vengano ripetute settimanalmente.
Diversi noti pedofili si sono addossati la responsabilità dell’infanticidio ma si è sempre trattato di casi di mitomania e nessun DNA è mai risultato corrispondente con quello raccolto sul cadavere, nemmeno nei casi in cui sembrava esserci una corrispondenza grafologica con la lettera di riscatto.

Considerazioni sulle “baby pageant”

Il caso di JonBenét Ramsey ha attirato molta attenzione mediatica sulla partecipazione di bambine così piccole a concorsi di bellezza.
Alle bambine non viene soltanto imposto dai genitori di esibirsi di fronte a un pubblico, ma anche e soprattutto di seguire uno stile di vita restrittivo dominato da regimi alimentari proibitivi, visite regolari a medici, estetisti, parrucchieri, che impedisce il normale sviluppo psico-fisico delle piccole reginette. Spesso non vengono nemmeno mandate a scuola, e seguono quindi un percorso scolastico particolare, senza contatti regolari con coetanee che non siano avversarie nei concorsi di bellezza.
Soprattutto, è stato posto l’accento sulla sessualizzazione dell’infanzia che si è andata accentuando sempre di più: le piccole partecipanti, di età compresa tra i quattro e gli otto anni, sono truccate e vestite come delle donne adulte, e incoraggiate ad atteggiarsi come tali: minigonne, intimo di pizzo in bella vista, scarpe con tacco, rossetti brillanti, ciglia finte, capelli decolorati e qualsiasi altro stratagemma per far risultare le bambine bellissime e più appariscenti possibile; alcuni servizi fotografici arrivano ai limiti della pedopornografia.

Ci si è chiesti quanto le bambine fossero felici di questa attività, e quanto invece fossero spinte alla competizione dalla sete di ricchezza e fama dei genitori (soprattutto dalle madri). Come nel caso di JonBenét la cui madre era stata in gioventù una reginetta di bellezza, forse non pienamente soddisfatta di se stessa come avrebbe voluto, e impegnata quindi nel riversare sulla figlia le proprie ambizioni deluse.
Ci si è chiesti quanto la spettacolarizzazione mediatica di questi eventi e l’accento posto sulla sessualizzazione di un’età che non dovrebbe avere niente di sessuale abbia influito nell’omicidio di JonBenét, e quanto tutto questo porti queste bambine all’attenzione di maniaci sessuali pedofili.
Nonostante questo i concorsi per piccole e piccolissime reginette di bellezza hanno continuato a proliferare negli Stati Uniti e negli ultimi anni si è arrivati a intervenire con la chirurgia estetica su bambine di età prepuberale al fine di ottenere maggior attenzione durante queste manifestazioni.

noemi @ butac punto it

Fonti:
Wikipedia
La ricostruzione del caso su Crime Library
Remembering JonBenét
Il referto dell’autopsia
JonBenét Ramsey Case Encyclopedia

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1 Comment
  1. […] cercando info per aggiornare il mio articolo su JonBénet Ramsey che trovate su BUTACmag quando Google mi ha messo sotto gli occhi […]

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