Belle notizie: l’albero dell’acqua

WORK IN PROGRESS… 15/09/2016

La nostra Oca Sapiens ha sollevato interessanti dubbi riguardo questa bella notizia:

Nelle zone aride dove prendi i bambù per sostituire quelli che si spezzano? Quando il vento strappa quella rete di materiale high-tech come la ripari? O dove la ricompri? Come sterilizzi l’acqua per renderla potabile? Come filtri le larve di zanzare – contente, finalmente un Albero della Vita pure per loro – che portano  infezioni prima che si schiudano? Come le togli dagli incavi della Warka Water?  Che produca 90 litri al giorno mi sembra una licenza poetica. Nel nord  del Cile le reti “raccogli-acqua” più efficienti – collocate vicino a una foresta con un’ottima condensa notturna 6 mesi all’anno – ne producevano in media 2 o 3 per 6 mesi all’anno.

Sai i dati per la località prevista in Etiopia? Tasso d’umidità medio/mese, venti prevalenti/mese, alla settimana sarebbe meglio, al giorno perfetto, superficie di raccolta, efficienza e resistenza del polimero idrofono in funzione di temperatura e venti ecc.

Devo essere sincera, a tutta quella serie di domande e problemi non ho pensato. Vuoi forse per “eccesso di fiducia” nelle informazioni che ho trovato, vuoi forse perché banalmente non mi sono proprio passate per la testa.
L’unica domanda a cui posso rispondere è relativa alla sterilizzazione dell’acqua. Ritengo che la sterilizzazione per loro sia uno dei problemi minori, poiché già attingono l’acqua da fiumi o pozzi. Ad ogni modo è il più facilmente risolvibile con una bella bollitura o l’aggiunta di un disinfettante a base di cloro (amuchina ad esempio), economico e facilmente “reperibile”.
Al resto sinceramente non saprei come rispondere. Cercherò altre fonti e altre informazioni sull’argomento che possano o meno confermare la bella notizia. Fino ad allora, purtroppo questa viene declassata da bella notizia a “quasi bella notizia”.
TS.

No, non mi sono dimenticata della rubrica “Le belle notizie”, ma trovare qualche cosa di bello non è facile di questi tempi… e voi non mi aiutate, non mi segnalate nulla di bello! Dopo il primo articolo mi è arrivata una sola segnalazione; segnalazione  a cui sto lavorando per capire se inserirla in questa rubrica o in un contesto più generale. Bando alle ciance, girando un po’ sul web ho trovato qualcosa che spero possa essere interessante anche per voi.

Sicuramente se avete all’incirca la mia “veneranda” età, i vostri genitori vi avranno spesso ricordato di non sprecare il bene più prezioso che abbiamo, l’acqua, infarcendo le spiegazioni con ipotesi di cambiamenti climatici dovuti al famigerato buco dell’ozono, all’innalzamento del livello dei mari e delle temperature e la fatidica frase: “La prossima guerra sarà per l’acqua”, paventandovi uno scenario alla “Waterworld”. Lungi da me cominciare un trattato sulla meteorologia e sul clima, non è decisamente un campo di mia competenza e se avete domande potete rivolgerle alla nostra Lola Fox. Se poi i vostri genitori non vi hanno spaventato con scenari catastrofici ogni volta che facevate una doccia un po’ più lunga meglio per voi, nonostante l’acqua sia effettivamente uno dei composti indispensabili, se non il principale, per la vita umana e come tale un bene preziosissimo. Provate a ripensare a quella giornata in cui, a causa di qualche guasto nelle tubature, il vostro quartiere è rimasto privo di acqua, anche solo per una mattina; ricordate la spiacevole sensazione di alzarsi, recarsi in cucina per bere un bicchiere di acqua o farsi un caffè e notare, con grande disappunto, che dal rubinetto non scende nemmeno una goccia? Ci si rende conto dell’importanza di un bene solo quando si smette di averlo a disposizione. Spesso, noi nati dalla parte fortunata del mondo, ce ne dimentichiamo, eppure in luoghi ostili alla vita vivono milioni di persone.

L’acqua, quindi, l’oro blu del mondo, è diventata uno dei diritti fondamentali dell’uomo, tanto che nel 2010 una risoluzione ONU dichiara per la prima volta nella storia il diritto all’acqua “un diritto umano universale e fondamentale“. Se volete approfondire il “diritto all’acqua” qui potrete trovare spunti di riflessione interessanti.

Nel 2013 768 milioni di persone non avevano accesso all’acqua potabile e ogni giorno 1400 bambini di età inferiore ai 5 anni morivano a causa di patologie correlate ad acque non potabili.

In tutti questi anni numerose associazioni onlus più o meno famose si sono prodigate per la realizzazione di progetti mirati a migliorare l’accesso alle risorse idriche, soprattutto per le popolazioni africane: costruzione di pozzi, cisterne, reti idriche. E poi può accadere che un affermato architetto decida di mettersi in gioco per cercare di cambiare le cose: Arturo Vittori, che nel corso di un viaggio in Etiopia è rimasto profondamente colpito nel vedere con i propri occhi

donne e bambini camminare per chilometri sotto il caldo soffocante, con il solo obiettivo di procurarsi l’acqua potabile, trasportata con pesanti taniche fino ai villaggi, in una sorta di rito pagano per la sopravvivenza, che si ripete incessantemente, giorno dopo giorno, per una vita intera.

“L’ispirazione nasce dall’osservazione della natura, ci sono animali e piante che hanno sviluppato tecniche, strategie, per sopravvivere negli ambienti più ostili. Ad esempio lo scarabeo del deserto della Namibia raccoglie l’acqua dall’aria mediante il guscio, durante la notte, o i cactus che vivono nelle aree più aride del pianeta.”, proprio da queste radici è cresciuto il progetto “Warka Water”, un’idea geniale per risolvere il problema dell’acqua potabile in aree che non hanno accesso ad altre fonti, risultato dell’esperienza maturata dall’architetto Vittori in campo spaziale[.]

Com’è fatto il Warka Water

Vediamo di capire di cosa si tratta. Il Warka Water è una struttura verticale alta all’incirca 10 metri, pesante 80 kg e costruita con materiali ecologici e facilmente reperibili come nylon e giunchi. È progettata per “raccogliere acqua dall’aria”: si basa sul principio della condensazione dell’aria, sfruttando l’escursione termica giorno-notte che in Africa è molto accentuata. La struttura cattura infatti rugiada, nebbia e minuscole particelle di umidità, trasformandole in acqua potabile. Il primo prototipo costruito è in grado di produrre fino a 100 litri d’acqua al giorno, sfruttando l’umidità dell’atmosfera,

[p]oi è stata una corsa al miglioramento. “Dai sopralluoghi che effettuiamo ogni 2 settimane a Dorze – spiega Vittori – e dalle numerose interviste realizzate abbiamo raccolto informazioni molto interessanti, che ci sono servite per migliorare le nuove versioni del Warka Water che stiamo sviluppando”.

warka

Ogni pilastro è composto da due sezioni: un esoscheletro semi-rigido costruito legando insieme giunchi o bambù  e una rete interna, che ricorda i sacchetti delle arance in fibre di nylon e polipropilene. Queste fibre fungono da impalcatura per la condensazione della rugiada in goccioline che seguono la maglia della rete in un bacino alla base della struttura.

Assemblare il Warka Water costa relativamente poco, ovvero circa 1000 dollari.

For Ethiopia our estimated cost per tower is about $ 1000 – significantly less than other water relief options available.

Se il progetto Warka Water diventasse realmente operativo, superando la prima fase progettuale lanciata in Etiopia, le popolazioni locali dei paesi in cui la siccità è molto accentuata vedrebbero un miglioramento consistente della loro qualità di vita. La speciale struttura è in grado di catturare l’umidità atmosferica e trasformarla in acqua: le donne delle comunità potrebbero dedicarsi ad altre attività invece che passare sei ore al giorno lontane da casa per procurarsi acqua.

Il Warka Water potrebbe essere gestito interamente dalle comunità locali data la facilità di montaggio e di funzionamento, e consentirebbe alle popolazioni di non dipendere dai finanziamenti e dagli aiuti esterni, valorizzando la loro autosufficienza.

Warka Water relies only on natural phenomena such us gravity, condensation & evaporation and doesn’t require electrical power. It is a vertical structure designed to harvest potable water from the atmosphere (it collects rain, harvests fog and dew). Warka Water is designed to be owned and operated by the villagers, a key factor that will facilitate the success of the project. The tower not only provides a fundamental resource for life – water – but also creates a social place for the community, where people can gather under the shade of its canopy for education and public meetings.

Components

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Purtroppo dovremo aspettare ancora qualche anno per vedere realizzato “l’albero dell’acqua” su larga scala, ma sono ottimista e credo che un cambiamento sia possibile.

thunderstruck at butac punto it

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