Fonte vs notizia riportata – Trova le differenze

lifting-profughi

Due testate: una è fonte, l’altra cita la fonte, ma pur riportando gli stessi identici fatti, lo fanno in maniera diversa; la differenza è sottile, e ritengo meriti qualche considerazione.

Non si tratta di una sbufalata, e quanto riporto non è solo frutto dei fatti raccontati ma anche una mia personale opinione sulla vicenda. Se arrivate qui da Butac siete avvertiti: quanto segue non è una demistificazione, ma un articolo con le considerazioni che mi sarebbe piaciuto trovare fatte da veri giornalisti, invece che raccontate alla carlona da just a guy in pajamas.

Su RagusaNews.com compare il 28 agosto una notizia che purtroppo non mi è possibile verificare, ma partiamo dal presupposto che RagusaNews abbia fatto le dovute verifiche.

Modica – Profuga sì, ma benestante e proveniente da famiglia agiata. Da un ceto medio alto che dimostra che non c’è nessuna semplicistica relazione tra la povertà e il fuggire dal proprio paese.
Sono le crisalidi del terrore, vittime della paura di affogare i propri sogni in lotte di civiltà insanabili. Sono i rampolli di buona famiglia, con alto reddito e ottimo censo, pronti a fuggire dal proprio Paese d’origine. In Italia cercano accoglienza, sogni, opportunità di una vita migliore.  E’ il caso di A.M., marocchina ventisettenne, approdata in Italia con l’ultimo sbarco a Pozzallo – via Libia- unitamente ad altre 400 persone.

Ammette di essersi fatta operare in Marocco. Un intervento costosissimo. Cinquemila euro. Le complicazioni, per sua fortuna, non sono serie. Viene dimessa. Riprende il suo cammino di rifugiata alla ricerca di integrazione.

Evidentemente in quel barcone si sommano storie di conflitti, persecuzioni ed anche stranezze, come questa storia racconta.

L’articolo, se si eccettua la provenienza di questa giovane di ceto medio, spiega i fatti in maniera abbastanza corretta, non attacca l’immigrata, cerca di mantenere i toni giornalistici. Sarà mia premura continuare a cercare un contatto con la struttura che avrebbe curato la ragazza per aver conferma dei fatti e della nazionalità (per adesso sono riuscito a parlare con la direzione sanitaria che sembrava apprendere la notizia da me e non ne sapeva nulla – mi hanno chiesto di richiamare e inserirò eventuali aggiornamenti se riuscirò a farmi dare conferma di questo). Ma quello che importa è che la vicenda non è così impossibile o scandalosa, anche fosse confermata.

Vediamo quindi l’altra testata che la pubblica, riprendendola da Ragusanews (che viene difatti citata).

Questi poveri profughi: sta male appena sbarcata perché si è fatta il lifting

Figlia di benestanti, si era ritoccata la pancetta. Ma ha scelto di venire qui da “clandestina”

Il Giornale titola così. Innanzitutto vorrei ci soffermassimo su quel “clandestina” tra virgolette.

È un classico giochetto usato da chi vuole dire/non dire, mettere in evidenza il fatto che sia una clandestina per modo di dire, visto che la storia parla di una benestante; serve per aumentare l’indignazione nel lettore, che facilmente si fermerà a leggere solo fin lì. Lui non è interessato alla notizia in sé, ma solo ad avere conferma dei suoi pregiudizi riguardo a questi “clandestini”.

Tra gli ultimi immigrati soccorsi e fatti approdare al porto di Pozzallo (Ragusa) circa quattrocento persone – c’è anche lei: una giovane marocchina che accusava dolori all’addome.

Se ne accorgono gli operatori della struttura che la ospita e subito la donna viene condotta all’ospedale «Maggiore» di Modica, dove viene visitata dagli operatori sanitari e sottoposta agli accertamenti necessari.

Ed ecco cosa scoprono i medici. La ragazza, A.M., queste le iniziali del nome, 27enne originaria del Marocco, si era sottoposta non meno di trenta giorni prima nel suo paese d’origine a un’addominoplastica, ovviamente a pagamento. Si tratta di un intervento di correzione del rilassamento addominale e in alcuni casi viene rimosso il grasso o tessuto adiposo in eccesso per tendere la parete addominale. Insomma si era tolta la «pancetta», chirurgia plastica che tanti di noi vorrebbero fare ma che non possono permettersi. Alcuni siti medici specialistici sottolineano che questa tipologia di intervento non è volta alla riduzione del peso, quanto al miglioramento estetico della regione addominale.

Il resto dell’articolo dà più o meno le stesse informazioni di RagusaNews. Le parti in grassetto e sottolineate qui sopra sono state evidenziate da me, sono quelle che ritengo siano prova di pseudogiornalismo, atto solamente ad indignare. I medici non si accorgono di nulla, come viene spiegato anche da RagusaNews, è la stessa migrante che esprime la sua preoccupazione in merito ai dolori e alla sua recente operazione.

Il Giornale nel suo racconto a un certo punto riporta:

…ecco i migranti economici. Quelli benestanti, provenienti da zone in cui non c’è guerra, che cercano anche loro di farsi una vita più «ricca» e facile.

Il migrante economico, in Italia, non ha grandi problemi a entrare per lavorare, siamo un paese che accoglie chi, con documenti in regola, è in cerca di lavoro. Specie se benestante, come dovrebbe esser la signorina in questione. Perché usare il termine “migranti economici” nel caso di qualcuno che senza documenti decide di rischiare la propria vita in un viaggio complesso e pericoloso come quello tra Libia e Italia? La definizione viene coniata da Egon Kunz nel 1977, voleva fare distinzioni tra gli immigrati pushed o pulled, spinti o attratti (tirati), i primi sono quelli che arrivano in cerca di rifugio, qualcuno li ha spinti ad andarsene, scappano; i secondi invece sono quelli attratti da prospettive di vita migliore. Kunz nel suo caso non parlava di benestanti come migranti economici, perché i benestanti che salgono su una carretta del mare stanno scappando (o hanno qualcosa da nascondere).

Se la ventisettenne citata da RagusaNews è stata accudita e lasciata libera di proseguire nel suo percorso significa che ha potuto mostrare documentazione a riprova del suo status, in caso contrario, pur facendo richiesta di asilo politico, verrà rimandata al mittente.

Ad esser onesti la sorte delle ventisettenne non è il fulcro di quanto vorrei riuscire a spiegare: non è detto che essere un rifugiato significhi esser povero.

Profughi=poveri?

Chi sceglie la strada più difficile sta scappando da qualcosa. Non è detto che stia fuggendo da una guerra, non è detto che debba essere povero, ma sicuramente è un disperato. Perché bisogna esser davvero disperati per imbarcarsi su una carretta così:

1467355351-0-ragusa-sbarco-migranti-a-pozzallo-fermo-per-2-minorenni

Una ragazza di ventisette anni che arriva su un barcone insieme ad altri quattrocento disperati (quello lo sono tutti, buoni e cattivi) sta scappando. Stipati, senza possibilità di usare dei normali servizi igienici, senza nessuna idea di dove si stia andando, spesso abbandonati dal “comandante” di turno prima di approdare.

Lo capite, vero? Chi ha davvero i soldi sceglie altra via.

Non crederete mica che l’Africa sia ancora il continente nero, raggiungibile solo via mare o con avventurosi voli in biplano. Col Marocco come con tantissimi altri paesi africani abbiamo collegamenti in quantità su comodi aerei di linea, basta un documento per imbarcarsi e in due ore e poco più siete là.

Definire la protagonista di questa vicenda “migrante economica” o “clandestina” è non voler raccontare tutto. Cercare il facile populismo sottolineando ulteriormente l’operazione a cui si sarebbe sottoposta, facendo leva su quei tanti poveri italiani che non se la possono permettere… beh, questo non è giornalismo.

Sia chiaro, questo non significa che quelli che arrivano via mare in cerca d’asilo siano tutte brave persone. Non metto in dubbio che tra i tanti ci siano anche delle mele marce, è uno spaccato d’umanità e l’umanità è fatta di persone perbene e persone che delinquono, che siano italiani o stranieri, che siano disperati o meno.

I cattivi sono ovunque, anche nascosti tra le fila di chi sostiene di fare informazione o politica.

Michelangelo Coltelli

maicolengel at butac punto it

Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon! Può bastare anche il costo di un caffè!

0 Comments

Leave a reply

Contattataci

Avete un argomento di cui vorreste parlassimo? Volete farci sapere cosa ne pensate del Magazine?

Sending

2017 BUTACmag un magazine dedicato alla divulgazione della corretta informazione scientifica e non.

Disclaimer: Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Alcune immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno rimossi.
or

Log in with your credentials

Forgot your details?