“E se sperimentassimo sui pedofili?”

Introduzione

Questo articolo è stato pubblicato in precedenza sul mio blog personale a completamento di un percorso di maturazione culturale. A distanza di tempo e dato l’ottimo riscontro dei lettori, posso dirmi soddisfatto di poter portare questo vecchio pezzo a un pubblico più ampio, maturo e curioso.

Poiché l’argomento la coinvolge, non ho scritto questo articolo per difendere una categoria di molestatori o spingere chiunque a commettere questo esecrabile delittoCome già altri hanno fatto prima di me, cerco solo di spiegare in maniera quanto più neutrale se sia possibile o meno sperimentare su di essi.

***

Una delle proposte avanzate frequentemente come alternativa alla sperimentazione animale è rinchiusa in questa domanda evergreen:

Perché non sperimentare sui pedofili?

L’avrete letto ovunque. L’avrete sentito sulla bocca di tutti. Magari l’avrete anche detta in un impeto di rabbia. Ma quanto è fattibile una proposta del genere?

Distinzione fra “pedofilia” e “molestia”

Partiamo con un semplice presupposto: si scrive “pedofili”, ma si legge tutt’altro. Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali definisce la pedofilia come un disturbo dell’allineamento sessuale, caratterizzato da una “sexual activity with a child, usually age 13 or younger, or in the case of an adolescent, a child 5 years younger than the pedophile“. La parafilia non implica però necessariamente un desiderio di molestia: il soggetto parafiliaco potrebbe infatti limitarsi alla fantasia sessuale senza però metterla in pratica, o passare le ore in camera a piangere perché si sente “un mostro”. Un aiuto psichiatrico o psicologico può aiutare questi soggetti.

Un discorso diverso si deve invece applicare per il molestatore di bambini, che nell’accezione comune viene fatto rientrare nella parola “pedofilo”. Suonerà strano ai più, ma il molestatore di bambini non è propriamente definibile un pedofilo, a meno che non nutra contemporaneamente un forte interesse sessuale verso di loro. Quando chiunque, in un discorso, tira fuori il termine “pedofilo” per indicare un caso di molestia, in realtà vorrebbe intendere più l’atto che l’uomo in sé, sebbene li accomuni nell’immagine mentale.

Per quanto la precisione fattuale sia messa in discussione, un buon punto di partenza per comprendere al meglio questa dicotomia resta la pagina Wikipedia dedicata all’argomento.

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Gli ostacoli della sperimentazione umana

a) Il consenso informato

Fatte le opportune precisazioni, supponiamo per assurdo che venga dato il via libera alla sperimentazione umana in sostituzione a quella animale. Si sceglie un campione di molestatori di bambini sofferenti un tipo di malattia sul quale si vorrebbe trovare una cura più efficace per l’Alzheimer, il Parkinson o il cancro.

Poiché le cavie, perché di questo stiamo parlando, siano consapevoli di ciò a cui vanno incontro, i pedofili dovrebbero essere “previamente informati in maniera esauriente dal medico sulla natura e sui possibili sviluppi del percorso terapeutico”. In poche parole, non sarebbero esenti dal “consenso informato”.

Il consenso deve essere scritto nei casi in cui l’esame clinico o la terapia medica possono comportare gravi conseguenze per la salute e l’incolumità della persona. Se il consenso è rifiutato, il medico ha l’obbligo di non eseguire o di interrompere l’esame clinico o la terapia in questione. Il consenso scritto è anche obbligatorio, per legge, quando si dona o si riceve sangue, nei casi in cui si assume un farmaco ancora sperimentale, negli accertamenti di un’infezione da HIV.

Ovviamente è comprensibile che l’idea di dover permettere una cosa del genere a un criminale, men che meno a un molestatore di bambini, possa dar fastidio a tutti. Sempre per assurdo, supponiamo che i pedofili in galera vengono costretti a partecipare alla sperimentazione, che lo vogliano o meno. La sperimentazione coatta provoca nel soggetto uno stress aggiuntivo che va ad inficiare i risultati dell’esperimento.

b) Storia clinica delle cavie difficilmente recuperabile

Gli sperimentatori hanno anche bisogno di conoscere alcuni dettagli fondamentali sul soggetto “prestato” alla Scienza. Per lo scienziato è importante sapere se il soggetto ha assunto droghe e, in caso affermativo, quanto tempo è passato dall’ultima assunzione; se ha sofferto di malattie in particolare, o se ne soffre tutt’ora; come ha vissuto finora e quale stile di vita ha seguito o sta seguendo. In generale è difficile reperire la storia clinica dei carcerati e a quel punto

sarebbe necessario ricorrere a carcerati di “seconda generazione”, i quali erediterebbero il patrimonio genetico dei genitori ma non certo le colpe. (da 7 motivi per cui un carcerato non sarebbe un buon modello sperimentale, punto 2)

c) Problemi di numeri; campione scarsamente omogeneo

Com’è logico aspettarsi, non tutti gli esperimenti vanno a buon fine. Quando proprio non si parla di decesso, alcuni potrebbero sfociare in un’alterazione permanente del soggetto – grave o meno che sia. Quando questo accade, è necessario trovare nuove “cavie” per gli esperimenti. A questo punto spuntano tre problemi: la raccolta delle stesse, il loro ciclo vitale e l’attendibilità del nuovo modello umano.

Suona come un pessimo esercizio di umorismo nero, ma procurarsi nuovi molestatori per la Scienza non sarebbe facile. L’uomo non nasce di certo molestatore: al giorno d’oggi non esiste una definizione di “razza” o di ceppo genetico molestatore. Parlare di “allevamenti di pedofili”, per indicare i molestatori, non avrebbe quindi senso e suonerebbe piuttosto ridicolo.

Per alcuni test si presenterebbe anche una problematica di numeri. Per poter avere centinaia di uomini molestatori da destinare alla sperimentazione in un dato periodo di tempo, si dovrebbe avere una popolazione molto più grossa rispetto ai numeri in ballo. Se tutti i laboratori del mondo iniziassero a usare i pedofili molestatori come cavie, le già limitate “risorse umane” si assottiglierebbero sempre di più. Senza tenere in considerazione le difficoltà del sistema giudiziario e l’impossibilità di aver piena fiducia nel vedere il criminale consegnato alla Giustizia. Giusto per darvi un’idea, vi sono persone accusate di molestie su minori solo per contenziosi nell’affidamento dei figli.

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I vantaggi della sperimentazione animale

Visto che ritornano tanto spesso nella propaganda animalista, mettiamo a confronto l’essere umano con i ben conosciuti topi da laboratorio. In realtà vengono usati diversi animali per la sperimentazione, ma quello più usato è il topo proprio per la sua straordinaria versatilità. Per avere un quadro a proposito degli animali adoperati nella ricerca, rimando a questa pagina di Understanding Animal Research.

a) Aspettativa di vita

Nel caso dell’essere umano, l’aspettativa di vita è salita grazie ai traguardi raggiunti nel campo delle Scienze: al giorno d’oggi è più facile arrivare a ottant’anni in condizioni dignitose di salute. L’uomo raggiunge la maturità sessuale fra i 4.745 e i 5.110 giorni, o comunque intorno ai 19 anni; alcune funzioni vengono perdute anche in momenti antecedenti (fonte). Col passare degli anni il corpo dimostra segni di decadimento e perdita di tonicità, il che influirebbe non poco sui dati degli esperimenti.

I risultati si vedrebbero, ma ci vorrebbe molto più tempo per comprenderne la loro reale portata. Si pensi che una fase della sperimentazione di farmaci richiede test di tossicità ripetuti per osservare eventuali effetti a lungo termine: considerato che un uomo può arrivare in media a settant’anni di vita, non credo siamo davvero disposti ad attendere così a lungo per sapere se il farmaco può creare problemi di sorta. Anche perché il tempo è una componente importante nella ricerca: ci sono patologie come i tumori o la sindrome di Alzheimer che hanno bisogno di una cura ancora più efficace, e subito.

Per contro, i topi sono piccoli, facili da gestire e più economici da mantenere rispetto ad un detenuto, che avrà comunque bisogno di acqua e cibo. I topi si adattano bene ai nuovi ambienti e si riproducono abbastanza in fretta: avendo un ciclo vitale che varia dai due ai tre anni di vita, in poco tempo è possibile ottenere una nuova generazione. Così facendo sarà possibile riscontrare subito gli effetti dei farmaci.

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Una striscia di Pierz che ben illustra l’assurdità. (Fonte)

b) Campione omogeneo

L’omogeneità del campione statistico è fondamentale per garantire l’assenza di variabili non previste dall’esperimento. Un carcere non rappresenta per nulla tale omogeneità. Secondo i dati del Ministero della Giustizia, in Italia si contano 53.889 detenuti, di cui 2.349 sono di sesso femminile e 17.403 sono di origine straniera. Dati che non rispecchiano in alcun modo la popolazione italiana. Secondo il ragionamento per il quale i topi non sarebbero predittivi, non lo dovrebbero essere nemmeno i carcerati se statisticamente diversi dal resto della popolazione.

Perché non vi siano differenze genetiche sostanziali all’infuori del genere, i topolini nascono da rapporti endogamici, ovvero da incroci “fra individui strettamente imparentati o consanguinei” e accoppiando “per almeno venti volte la prole derivante da successive generazioni” (Wikipedia). Per assurdo, se volessimo ottenere lo stesso risultato dall’essere umano, dovremmo permettere rapporti incestuosi tra gli uomini. Suppongo anche che la riproduzione dovrebbe essere controllata in modo da ottenere l’omogeneità di cui abbiamo bisogno… e chissà dopo quanto tempo, considerati i dati di cui sopra. Ma questa è solo l’opinione di una persona per nulla esperta di genetica, perciò vi chiedo di prendere quest’affermazione con le pinze.

Si ricordi, poi, che il figlio di un molestatore di bambini non è necessariamente un molestatore a sua volta.

Ultime considerazioni

C’è un altro punto importante sulla questione. Vi sono campi di ricerca che si troverebbero in estrema difficoltà, come nel caso delle malattie rare: essendo malattie che per il 50% interessano i bambini, su molte di queste non si potrebbe affatto fare ricerca, poiché sarebbe impossibile prevedere chi molesterà bambini in futuro, e chi no.

Un’altra questione poi riguarda anche il ruolo del carcere. Esso non ha un intento punitivo – come in altre realtà – bensì riabilitativo, ovvero recuperare la persona per reinserirla nella società. Se dimentichiamo questo, diventa breve passare dal proporre i molestatori di bambini a chi, per esempio, fa un incidente e coinvolge persone, o un medico che commette un errore in buona fede e commette un omicidio colposo.

Insomma, siete sicuri di voler ancora sperimentare sui pedofili?

Restate scettici, restate diffidenti.

Il Ninth
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