Ombre sul 5 per mille

Il diritto alla libera associazione è tutelato dall’articolo 18 della costituzione, il quale recita


“I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale[…]”.

Cosa che viene ripresa nel capo II e nel capo III, nel titolo II “delle persone giuridiche” sul codice civile italiano, il quale ne regola l’esistenza.

In particolare, l’articolo 16, recita:

“L’ atto costitutivo e lo statuto devono contenere la denominazione dell’ente, l’indicazione dello scopo, del patrimonio e della sede, nonché le norme sull’ordinamento e sull’amministrazione. Devono anche determinare, quando trattasi di associazioni, i diritti e gli obblighi degli associati e le condizioni della loro ammissione; e, quando trattasi di fondazioni, i criteri e le modalità di erogazione delle rendite. L’atto costitutivo e lo statuto possono inoltre contenere le norme relative all’estinzione dell’ente e alla devoluzione del patrimonio, e, per le fondazioni, anche quelle relative alla loro trasformazione .”

Questo tipo di tutela è sicuramente importante, tuttavia a volte ho l’impressione che queste maglie siano troppo larghe.

Perché oggi parliamo di una storiella con qualche lato oscuro (del quale fornirò comunque una mia versione) che per mia testimonianza e di altri va avanti da qualche anno. Più o meno siamo nel periodo dello scandalo di Green Hill, quando vennero distrutti anni e anni di ricerca scientifica per… nulla.

Cosa c’entra tutto questo?
In questo esatto periodo il movimento anti-SA (mi rifiuto di chiamarli “animalisti” per lo stesso motivo per cui mi rifiuto di chiamare gli antidonne “pro-life”, George Carlin intended) ha raggiunto una visibilità che con tutta probabilità non ha mai avuto.

Ed è esattamente in questo contesto che dal nulla si fa strada il nome di “I-Care”, associazione che si propone di portare avanti lotte per i diritti degli animali. Questa associazione viene subito “sponsorizzata” da Freccia45.org, altro sito anti-SA, noto per non essere un esempio di razionalità. Nonostante l’infamia l’abbia resa famosa, la pagina attualmente conta solo poco più di 10.000 like. Inoltre, sul sito, non trovo alcuna traccia del bilancio dell’associazione. Mettiamo in chiaro che per gli enti no-profit non esiste alcun obbligo di pubblicare il bilancio di esercizio (un documento che contiene la contabilità di un anno, dal 1/01 al 31/12, periodo che viene denominato “esercizio”), ma per trasparenza sarebbe meglio farlo (come dopotutto consiglia il governo stesso), in modo che chi vuole associarsi o avere in qualche modo a che fare con l’associazione in questione possa prenderne visione. Anche perché sul bilancio sono segnati la fine che fanno le quote associative e le donazioni che vengono percepite.

Ma torniamo immediatamente ad I-Care.

Sul sito di freccia45.org, nell’header appare questa scritta:

freccia45

Dove I-Care viene presentato come “centro di ricerca” e che “ha salvato 17.000 animali” tramite la promozione di metodi alternativi, numeri dati senza alcuna fonte.

Scorrendo la pagina Facebook dell’associazione si trovano post come questo, che parlano di I-Care come associazione anti-SA, appunto, proponendo una “ricerca senza sofferenza”. O meglio, un’altra associazione anti-SA che non è I-Care ma ricerCare, che stando al loro sito, prende pure il 5×1000. Avete capito bene. Il 5×1000.

5permille1

Andando a fare un attimo un controllino sull’agenzia delle entrate, vediamo a  quanti soldi ammontano le ultime donazioni del 5×1000: 47.000 euro. QUARANTASETTEMILA. EURO.

47milaeuro

Che nessuno sa che fine facciano, data la non-pubblicazione di bilanci.

E come spiegavamo poco tempo fa nessuno sa neppure se questi soldi vanno realmente all’associazione o finiscano chissà dove causa problemi amministrativi ancora non chiariti.

Sul sito di ricerCare, tra l’altro, non è indicato “per nome” nessun progetto che l’associazione vanta di supportare, ma solo un “ci piacerebbe collaborare con gli studenti”.  Nella sezione “articoli “scientifici”” ne sono presenti soltanto tre. Un po’ pochino per un’associazione che prende 47.000€ l’anno, no?

Scorrendo ancora più in basso la pagina Facebook di Freccia45.org il nome I-Care compare anche in altre circostanze.

icarenetwork
I-Care qui è… un network? Un network che si propone di “unire forze e professionalità con lo scopo di ottenere risultati a favore e protezione di vittime umane, animali e ambiente, non raggiungibili dalle associazioni quando queste agiscono singolarmente”. Tutto ciò mi sembra pressoché ridicolo, quanto il bottone “donazioni” proprio in fondo alla pagina.
Nemmeno qui c’è un qualsivoglia bilancio da controllare e, onestamente, non ho la mimima idea di quanto sia il “giro d’affari”, per così dire, di questo fantomatico network.

Aprendo il menù a tendina “Chi siamo”, appare il nome di un’associazione che chi di voi ha già seguito almeno in parte questa storia conosce: “I-Care supporto vittimologico”. Non si dichiara un centro antiviolenza, ma un’associazione che si occupa di tutelare le vittime di violenza domestica e sessuale.

La cosa che mi colpisce di più è che espone sì quello che fa, ma oltre una lista di numeri utili (sempre i soliti, Carabinieri, ambulanza, Vigili del Fuoco eccetera) non c’è alcuna indicazione di contatto per le vittime, non una “guida” per mettersi al sicuro, né una indicazione per chi si trova vicino a chi subisce abusi.

È molto strano.

Tra l’altro non trovo presenza di questa associazione qui, una sorta di “archivio” di associazioni antiviolenza di tutta Italia.

Scavando nel blog di Giulia Corsini, ho trovato questo articolo che parla, anche se in modo indiretto, di I-Care, associazione di supporto vittimiologico. Veniamo quindi a sapere che a capo di questa associazione c’è tale Massimo Tettamanti, che è a capo di I-Care stessa.

Una rapida occhiata alla pagina Facebook dell’associazione di supporto vittimologico ci dice due cose:

  • Che è oltre un anno che la stessa non viene aggiornata;
  • Che chi ci scrive su non ha alcuna idea di come funzioni il disturbo post-traumatico da stress. Infatti continua a postare cronache di omicidi, sevizie e… gattini torturati. Per la cronaca, chi si trova in una situazione di violenza o l’ha subita è particolarmente sensibile a questo tipo di racconti perché potrebbe vedere se stesso nella vicenda. Il che non è un incentivo a chiedere aiuto.

Nemmeno qui ci sono guide su come mettersi al sicuro in questi casi, né su cosa fare dopo una violenza sessuale, informazioni che in questi contesti sono salvavita!

Ma torniamo al signor Tettamanti, che a più riprese si fa chiamare “dottore”. Lo è davvero? Una ricerchina su Google ci dice che Tettamanti è un chimico e un ricercatore. Purtroppo andandolo a cercare nell’albo dell’Ordine dei chimici non si trova una scheda intitolata a lui, ma solo ad un suo omonimo di cognome, ma che di nome non fa affatto Massimo.

Tettamanti è davvero laureato in chimica? Probabilmente sì, ma senza esser iscritto all’Ordine non può fare il chimico.

Se avete letto la data del post di Giulia Corsini, è lampante l’anno, 2014. Anche qui, Google ci aiuta. Facendo l’ennesima ricerchina, scopriamo in fretta che I-Care compare in rete almeno dal 2009. E che tempo fa organizzava addirittura raccolte fondi a tema vegan. Non c’è nulla di male nell’esser vegani, ma non sono un po’ molte le linee su cui agisce I-Care, senza mai presentare bilanci di quanto fa?

Cercando “I-Care raccolte fondi” troviamo un bel po’ di roba. Ora vi consiglio vivamente di fare una ricerca su Google digitando I-Care vivisezione, vegan e query similari. Niente vi colpisce?
Davvero davvero?

A me risulta un filo strano che non ci sia traccia dell’associazione per un periodo di un anno circa, tranne che negli archivi di Giulia Corsini, appunto, di In Difesa della Sperimentazione Animale, e su BUTAC, quando ha raccontato l’epic fail sulla Ice Bucket Challenge.

E questa è l’ennesima cosa che non quadra in questa vicenda. Se controllate su Facebook i post degli anni precedenti, si nota benissimo la disforia di contenuti tra i tempi pressoché recenti (diciamo, per indicazione, dal 2016 in poi), a quelli di qualche anno fa, spudoratamente anti-SA. Quelli più recenti sono più moderati nei toni e nelle intenzioni e iniziano a fare riferimento al famoso “network” di cui si parlava prima.

Ho saltato una parte? Forse sì, quella sui risultati concreti di questa associazione, e sulle spese dei fondi raccolti, che però non mi sono ancora pervenuti.

Chissà che fine hanno fatto.

Che il cane li abbia mangiati?

Elivet Logan Rogers

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2 Comments
  1. Maicolengel Butac Coltelli 2 anni ago

    Purtroppo abbiamo problemi coi commenti da mobile, e ancora non siamo stati in grado di risolvere!

  2. Fuffaro Animalista 2 anni ago

    Associazioni che nascono fuffeggiano incassano e chiudono.

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