Michelangelo Coltelli vs maicolengel butac

L’identità digitale

Scegliere di avere un’identità digitale ed aprire un blog non è una cosa per tutti, specie se si decide di fare quello che noi amiamo, la corretta informazione. Si perché spesso fare corretta informazione significa fare le pulci a qualcuno, qualcuno che ovviamente non gradirà. L’abbiamo visto coi direttori delle redazioni, che ci vedono spesso con l’odio negli occhi, perché li sbufaliamo spesso e volentieri. Purtroppo se la sono cercata, perché io all’inizio scrivevo alle testate, senza mai trovare dall’altra parte qualcuno che ascoltasse la mia segnalazione, e quando l’ho trovato il più delle volte è stato per offendere/giustificarsi, mai per correggere l’articolo inesatto.

Ma ci si limitasse a gente che ti detesta andrebbe anche bene, purtroppo la categoria che più risente dei nostri articoli non è quella dei giornalisti, ma quella di chi con le bufale online ci campa, spesso vendendo “prodotti” fumosi, trattamenti miracolosi, sistemi di guadagno favolosi. Quei soggetti ricevono un vero danno economico dai nostri articoli, ne siamo perfettamente consci, perché l’utente medio che cercherà notizie su quel prodotto magari trovando noi rinuncerà all’acquisto/affiliazione/esame.

Ecco quando si pestano i piedi di quei soggetti spesso la prima cosa che notiamo è un proliferare di testimonial a difendere il buon nome di chi stiamo attaccando nei commenti agli articoli. Si passa da quelli che sostengono di essersi curati da tumore/diabete/gotta/miopia/sclerosi/demenza  (no, scusate quella è conclamata, lo sanno anche loro che non ci crederebbe nessuno). Subito dopo iniziano ad arrivare messaggi, mail e lettere minacciose, con intimidazioni a rimuovere gli articoli incriminati. Si va dalle lettere da uffici legali alle mail con minacce di vario genere (la più comune è l’augurio di un cancro/tumore malattia grave). Io rigiro tutto alla mia avvocatessa insieme agli articoli che vengono ritenuti diffamatori.

La risposta standard ad oggi è stata:

“Ma questi che cavolo vogliono, l’han letto l’articolo? Non c’è nulla di perseguibile, non c’è diffamazione.”

Ad oggi solo una notifica di denuncia ci ha raggiunti, denuncia che però si è limita alla notifica, perché sono passati da un po’ i termini perché si procedesse. Tutte le altre millantate o non sono mai state spedite, o se l’hanno fatto si vede che gli inquirenti non hanno ritenuto luogo a procedere, le ragioni non le so, può esser che non si siano trovati illeciti, chissà.

Controllare le denunce

Controllare il casellario giudiziario ha un costo in bolli, che onestamente mi evito volentieri di fare, l’ultima volta qualche mese fa a mio carico non risultava nessuna denuncia in corso. Ma questo non limita i fuffari, loro campano di questo, e come sempre invece che portare prove delle loro parole attaccano le persone, molto più facile, ma anche molto più vigliacco.

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Vi voglio raccontare una cosa, il segreto di Pulcinella: io non mi chiamo maicolengel butac, ma Michelangelo Coltelli, e per qualche tempo ho cercato di tenere la mia vita web separata da quella vera, una mi vede la notte davanti ad uno schermo analizzare e verificare notizie con l’aiuto della redazione, l’altra mi vede papà, marito e piccolo imprenditore nell’attività di famiglia, per nulla collegata all’identità online.

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Come amano fare notare i fuffari, non mettendoci la faccia (Butac all’inizio era hostato su un sito gratuito, con dominio non registrato) ero poco credibile (che sia chiaro, è una delle sciocchezze più grandi: non è importante il nome di chi scrive un articolo, l’importante sono le fonti che vengono fornite al lettore, e i mezzi per raggiungerle), e così ho aperto Butac (e ora Butacmag) registrato a me stesso, nome cognome e indirizzo.

Il tutto non serviva per mandarmi letterine d’amore ovviamente, i furbetti contano molto sull’intimidazione, d’altronde vendendo fuffa sono criminali e quindi, quando hanno un’identità precisa verso cui indirizzare il proprio letame, agiscono. Lo fanno spesso in maniera subdola, facendo girare inizialmente gli articoli diffamanti su server anonimi o giuridicamente non raggiungibili dall’Italia.

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Creatori di Bufale butac.it – MICHELANGELO COLTELLI Gli zimbelli del web, BUTAC.IT hanno ormai raggiunto la fine del barile. Indagini in corso dalle procure di Bologna e Firenze stanno esaminado quando sia il danno economico che gli autori, uno identificato come Michelangelo Coltelli, hanno causato a diverse aziende – al solo scopo di fare soldi con la diffamazione. Siamo felici che BUTAC.IT presto chiuderà i battenti e con lui anche chi ha scritto per il sito. Il soprannominato COLTELLI ha una gioielleria a Bologna e credo che avrà come pagare i danni che il comitato di risarcimento e querelente gli sta’ chiedendo. Sono stati anni in cui internet è stata poco regolamentata. Anni in cui elementi meschini come quelli di BUTAC hanno lucrato sopra aziende, persone, fatti e un pubblico di credenti ignari. Ora è il momento di pagare per quanto grosse le hanno sparate. Cosa? Le loro Bufale ovviamente. Chissà se Michelangelo Coltelli scriverà un libro sulle bufale da qualche cella di qualche carcere, oppure, sotto un ponte e ormai al bighellonaggio, vorrà raccontare la sua BUFALA-VITA con qualche gioiello ancora addosso. Che dire? Gente inutile e meschina e forse prezzolata che ha solo causato confusione, danno economico e un grosso, grosso prezzo da pagare per loro stessi, Non è una BUFALA, amici di BUTAC.IT, è solo quanto vi meritate

Non è difficile fare danni così, io ero e resto maicolengel butac, l’identità Michelangelo Coltelli è quella che uso nella vita vera; pubblicando articoli come quello qui sopra è facile fregare i motori di ricerca, è lo stesso sistema usato da chi propone affiliazioni al multilevel marketing o a schemi Ponzi: si pubblicano migliaia di siti dove le parole chiave comprendano ogni possibile combinazione di marchio+aggettivi, e bum, se cerco i fuffari prima di trovare la seppur minima critica ai loro sistemi di vendita e/o prodotti devo girare svariate pagine.

Rompere le uova nel paniere

Butac ha rotto le balle, le ha rotte perché per merito vostro che ci leggete, cercando i nomi fuffa noi saltiamo fuori spesso e di colpo, a volte eclissando i marchi fuffari anche nei primi risultati dei motori di ricerca.

Sia chiaro, in questa lotta al massacro digitale sono in ottima compagnia, diffamati insieme a me ci sono i ragazzi di Bufale.net, e vedrete che a breve arriveranno anche quelli di Debunking, quando i geni che spargono letame si renderanno conto che David Puente ha cambiato squadra.

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La cosa “bella” di un’immagine come questa è che nessuno dei fotografati ha nulla a che fare con Bufale Net o col debunking, sono i compagni di squadra (football americano) di David, che si sono ritrovati protagonisti dell’ennesima campagna diffamatoria. Si tratta di amici del campetto, gente che forse nemmeno sa che David è un blogger che si occupa di corretta informazione.

Fa parte delle regole del gioco, lo sappiamo tutti, quello che non tutti sanno è che esistono modi per difendersi da questo tipo di diffamazione (a meno che non sia sponsorizzata). Il più facile? In casi di lieve entità basterebbe farsi cercare da qualche amico sui vari motori di ricerca per qualche settimana, con l’ordine di cliccare sempre risultati verificati e mai quelli fuffari, con questo piccolo trucchetto si può sperare che svaniscano nella giungla dei risultati in seconda o terza pagina. Ma quando i siti sono molto visitati l’unica è sperare nel “Diritto all’oblio” online, che come spiega qui:

…la Corte di giustizia UE ha condannato Google Inc. (proprietaria del motore di ricerca Google) a cancellare le indicizzazioni relative ai propri dati personali su richiesta dei cittadini europei interessati, “a meno che non vi siano ragioni particolari, come il ruolo pubblico del soggetto” (C-131/12, 13 maggio 2014)[44]. La Corte di giustizia UE ha così imposto a Google Inc. di rispondere da allora in avanti alle richieste di rimozione dei link alle pagine web che contengono il nominativo del richiedente dai risultati sul motore di ricerca. In virtù del diritto all’oblio, i motori di ricerca devono rimuovere ogni contenuto a seguito di ogni richiesta dell’individuo; possono mostrare solo certi risultati che sono di pubblico interesse.

La Corte UE non ha però specificato cosa significhi quest’ultima parte e quindi ha lasciato ai motori di ricerca l’onere di decidere cosa sia di pubblico interesse.

Io ho segnalato qualche paginetta come quella qui sopra, alcune create ad hoc per diffamare noi ed altri colleghi, pagine che basano le proprie notizie sul nulla. Pagine su cui si trovano quasi ed esclusivamente articoli diffamatori verso l’uno o l’altro, spesso pochissimi articoli che fanno costantemente circolare sui social. Beh, la risposta che ho ricevuto da Google è stata questa:

La ringraziamo per il suo messaggio.

In merito ai seguenti URL:

http://cicapstop.blogspot. it/2016/01/bufale-un-tanto-al-chilo-creatori-di_7.html
http://medicbunker-la-verita.blogspot. it/2016/02/bufale-un-tanto-al-chilo-chiesto.html
http://piemonte.puscii. nl/articolo/23791/creatori-di-bufale-butac-it-michelangelo-coltelli

In questo caso, sembra che gli URL in questione si riferiscano ad un contenuto riguardante la sua vita professionale di sostanziale interesse pubblico. Per esempio, questi URL potrebbero interessare potenziali o attuali consumatori, utenti o fruitori dei suoi servizi. Inoltre informazioni riguardanti le sue recenti professioni o altre attività che la vedono coinvolto potrebbero interessare potenziali o attuali consumatori, utenti o fruitori dei suoi servizi. Pertanto, la presenza di questo contenuto nei nostri risultati di ricerca, per la specifica parola di ricerca corrispondente al suo nome, è giustificata dall’interesse pubblico ad averne accesso.

Per il momento Google ha deciso di non prendere provvedimenti in merito a questi URL.

E quindi, per il momento, la piglio in saccoccia, e con me gli amici che sono nominati negli articoli fuffa di quei siti. Una delle cose che mi fa sorridere di più è che Indymedia Piemonte che pubblica il pezzo (firmandolo a mio nome, ma copiandole da CicapStop, che a sua volta copiava in buona parte da Lorenzo Croce, pensate che fonte attendibile) sostiene di avere il dominio italiano sotto sequestro dal 2012:

indymediapiemnote

Il sito è raggiungibile da piemonte.puscii. nl, sostituire ‘puscii. nl’ a tutti gli indirizzi ‘indymedia. org’ per accedere all’intero contenuto del sito, in completa funzionalità (sezioni, ricerca, pubblicazione..) In seguito ad un’indagine su alcuni articoli, ed alla disposizione di sequestro preventivo, il 13 giugno è stato trasmesso l’ordine di oscuramento ai provider italiani. La richiesta riguarda i nodi locali di Indymedia Piemonte e Toscana. Telecom ha già provveduto all’oscuramento. Provider, associazioni ed avvocati hanno presentato ricorso (agenzie) con l’intenzione di rivolgersi alla corte di giustizia europea (comunicato)

Dopo quattro anni ancora usano un sito mirror in Olanda, forse perché da lì a diffamare non si rischia nulla. Furbetti loro. Ah, a proposito, Indymedia dovrebbe far parte della stampa indipendente, quella attivista tendente decisamente a sinistra, sicuramente più a sinistra dell’attuale governo. L’altro fronte degli attacchi, invece, viene dai nostri amici di VoxNews, che stanno schierati da tutt’altra parte. A dimostrazione che un certo tipo di corretta informazione sta sulle scatole a tutti, a destra e a sinistra, perché rompere le uova nel paniere non è mai simpatico.

Diritto all’oblio, inutile nel nostro caso

Quello che dispiace è che non stiamo chiedendo di censurare dei risultati, ma come ci spiegava sempre Wiki:

In sostanza viene richiesta la de-indicizzazione, cioè la possibilità di eliminare dai risultati di una ricerca il proprio nome in riferimento a quegli articoli per i quali si vuol far valere il diritto all’oblio. Questo significa che Google e gli altri motori di ricerca dovranno evitare che venga riportato l’articolo che il soggetto vuole sia dimenticato tra i risultati (ma rimarrà ovviamente nel server in cui è stato originariamente caricato).

Purtroppo a nulla serve dimostrare la falsità delle notizie riportate, se Google le ritiene di “pubblico interesse” sono tutti fatti vostri.

Ce ne faremo una ragione.

Anche perché alla fine è tutta una questione di gente che rosica.

Rosicare: intr. (aus. avere), region. Rodersi, consumarsi per la gelosia, l’invidia

maicolengel at butac punto it

2 Comments
  1. Guga 11 mesi ago

    Aspetta aspetta aspetta.

    Per loro quel gesto fatto dal tizio in foto è un simbolo massonico?

    Ma scusa, solo io conosco il “gioco” per cui fai vedere un cerchio fatto con indice e pollice a qualcuno e se quello lo guarda hai diritto a dargli un pugno?

  2. […] alle sciocchezze che si stanno leggendo. Qualcuno dirà, ma anche tu usi uno pseudonimo, vero, ma ci vogliono 5 secondi per trovarmi col mio vero nome. C’è riuscito pure Mr.Nò, senza bisogno dell’aiuto di nessuno, […]

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