Bufale e disinformazione: perché?

La strada verso un uso consapevole da parte dell’utenza è ancora molto lunga

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Windows 95 would like to install itsekf inside of you. To begin please use the razor blade included in the box to create a 5inch horizontal incision on your abdomen then insert the windows installation cdrom. Setup wil take from 30 to 60 minutes, depending on the speed of your heart.

C’era una volta internet negli anni Novanta: siti primordiali, essenziali e leggeri. Erano indispensabili per i lenti sistemi dell’epoca, quando per collegarti dovevi affidarti al modem analogico da 19 Kbps (alla faccia delle attuali connessioni da 20 o 50 Mbps) e a tanta pazienza. Ricordo che facevo gli upload alle 6 del mattino per trovare le linee meno intasate. Erano i tempi di Windows 95, dove ti dovevi arrangiare a installare i driver delle periferiche in maniera manuale e spesso essi entravano in conflitto rubandosi i livelli di interrupt IRQ. E allora tu dovevi impazzire per riassegnarli manualmente.

Oltre che lento, navigavi anche molto guardingo, perché prendersi dei virus era facile come bere un bicchiere d’acqua. In questo ambiente l’utente doveva gioco forza essere sufficientemente smaliziato per armeggiare con i computer dell’epoca, che sovente manifestavano problemi. Così pure come per l’ardita pista per lanciarsi in rete: o eri un duro o il tuo pc moriva a tutti gli effetti.

Poi hanno fatto le autostrade ed è tutto cambiato

I social forum hanno caratterizzato l’accesso facile e pratico alla rete da parte di tutti, e quando dico tutti, intendo proprio tutti tutti: anziani, famiglie e bambini. Con queste tre parole convenzionali voglio riferirmi a tutta quella massa di persone che non ha nessuna informazione tecnica e funzionale per usare un pc (o altro strumento) in maniera ragionevole. i-never-realized-how-many-gullible-people-i-knew-until-i-joined-facebook-2d580Pensate a quante persone conoscete, nella vostra cerchia, che installano programmi (o app) di scarsa utilità a gogò senza sapere che  vanno così ad appesantire memorie e librerie. Senza sapere che spesso scaricando “robaccia” dalla rete ci si becca qualche applicazione sporca che l’antivirus non riconosce come virus perché virus non è. Magari vi riempie solo di pubblicità oppure va a raccontare i fatti vostri in tema di siti visitati, in modo da farvi pervenire pubblicità su misura.

Signori, la rete è come la foresta e le autostrade fatte per portarvici vi facilitano solo l’accesso ma non vi mettono al riparo dalle mille insidie. E chi ha spesso il pc lento o impallato sa bene a cosa mi riferisco. In quanti hanno aggiornato il sistema operativo scoprendo solo dopo che quello nuovo, più pesante, rallentava ulteriormente il dispositivo?

Oggi sempre più persone navigano in rete con lo smartphone, che per certi versi se vogliamo rende più semplice l’accesso, e pone meno rischi sul fronte hardware (o almeno così pare). Anche i social forum hanno protezioni contro le principali insidie informatiche, ma tutti questi vantaggi non fanno altro che incentivare ancor più l’accesso a chiunque senza la minima conoscenza dei potenziali rischi. Pensate a un luogo immaginario dove per dare l’automobile al maggior numero di persone possibile si siano eliminati  patente,  scuola guida, codice stradale,  esami medici di idoneità e i limiti minimi fissati a diciotto anni. Immaginate questo luogo frequentato da automobilisti assolutamente senza nessuna regola o condizione se non quella di possedere un’auto munita di carburante nel serbatoio.

Ma non è tutto

Andando indietro nel tempo, vediamo come praticamente da sempre siamo stati abituati a ricevere un’informazione mediatica verificata: quotidiani, giornali radio o telegiornali ci hanno di fatto sempre (più o meno) dato notizie reali e verificate, come bene sappiamo. I falsi erano più rari, perché se scoperti toglievano prestigio alla redazione: questo spiega il motivo della maggiore attenzione alle verifiche del caso. L’utenza quindi non si è mai posta il problema del “è vero o è falso?” perché il problema sussisteva di meno e non avevamo comunque i mezzi per fare le verifiche necessarie.

Con l’avvento della rete però, chiunque può fare informazione e noi di Butac ne siamo un esempio: chi vuole ci può leggere e attingendo dai nostri articoli le opportune informazioni può fare le conseguenti deduzioni. Il fatto che chiunque possa pubblicare ciò che vuole è un grande traguardo di libertà di parola totale e completa, ma ahimè ci espone purtroppo a qualche inconveniente.

È proprio perché chiunque può dire la sua senza di fatto controlli di sorta, che si può fare della “controinformazione” e sostenere le più astruse teorie. Questo sotto l’aspetto prettamente democratico va benissimo, ma scricchiola laddove trova seguaci che, seguendo le opinioni espresse, creano problemi a se stessi e soprattutto alla collettività. Credere infatti che qualcuno possa complottare a nostro scapito irrorando il cielo con misteriose sostanze atte a pilotare guerre meteorologiche (!), di fatto più che stupida creduloneria non può creare. Ma lo stesso non si può dire di chi ritiene che i vaccini siano utili solo ed esclusivamente a ingrassare i loschi conti delle solite case farmaceutiche: chi non vaccina il proprio figlioletto non fa solo un piccolo danno al proprio bambino ma un grande danno alla collettività.

Ecco che stiamo piano piano rendendoci così conto come la disinformazione può essere deleteria nell’accedere ad una rete, che per le sue stesse regole, ciò che scrive non è autorevolmente verificato. Potremmo ad esempio citare il razzista che pubblica distorsioni (se non fatti inventati) contro le persone di etnia, colore o religione diversa alimentando inevitabilmente l’odio razziale, ma c’è un recente fatto ancora più emblematico. Molti siti, non solo inglesi, hanno alimentato propagande a favore della cosiddetta Brexit, adducendo motivazioni in taluni casi assurde e del tutto false, con la conseguenza di contribuire ad un elettorato non consapevole che dopo avere votato per l’uscita dalla Comunità Europea, resosi conto delle conseguenze, si è pentito della scelta fatta.

La domanda ora sorge spontanea: vogliamo mettere il bavaglio alla rete? Esercitare un non meglio definito controllo superiore sarebbe quasi impossibile, oltre che poco democratico, senza poi contare i dettagli sulla soglia del permissivismo: chi dovrebbe stabilire cosa? Le risposte ai presupposti limiti sarebbero fin troppo soggettive per riuscire ad evitare la rivolta popolare collettiva. Come dire: dalla padella alla brace.

Risalendo la piramide

Se risaliamo verso l’origine del nostro problema capiamo che se non si possono cambiare le regole della rete, per esclusione colui che deve cambiare è gioco forza l’utente. Non dimentichiamoci il fondamentale rapporto causa-effetto: se tutti i bolognesi fossero teoricamente tifosi del Bologna ci sarebbero molti più siti rossoblù. La metafora è chiara: è l’utente con le proprie scelte che determina la tendenza della rete. Una massa popolare di derivazione informativa cartaceo-radio-televisiva non abituata alla verifica come può ritrovarsi preparata alle nuove insidie della rete? Chi legge una notizia dando per scontato che sia vera, in quanto non è abituato a riflettere perlomeno sulla sua plausibilità, come può non cadere in una stupida bufala?

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Ci rendiamo quindi conto che l’uso consapevole da parte dell’utente è fondamentale per la qualità del web. La conseguente deduzione è che se il web è inevitabilmente troppo infangato di spazzatura significa che l’utente cerca tale materiale. Tempo addietro trascorsi un periodo in cui mi domandavo giornalmente se avesse senso continuare a rimanere su Facebook, data l’altissima percentuale di fesserie, bufale, stupidità e futilità contenuta. Fino al giorno in cui arrivai alla conclusione che il web, i social forum, Facebook & co. sono lo spaccato di questa società. Scappare da Facebook non sarebbe servito a nulla perché comunque avrei continuato a vivere sempre nel medesimo tessuto sociale, lo stesso di cui è impregnato Facebook. Potrei per questo citare a paragone lo struzzo che mette la testa sotto terra per non vedere un problema se non fosse che è una… bufala.

Siamo noi che fondamentalmente facciamo il web e siamo quindi noi che dobbiamo cambiare se lo vogliamo vedere cambiato. E lo stesso dicasi per la televisione. Ma per quanto riguarda le modalità d’uso del web siamo ancora troppo giovani e inesperti per poterlo sfruttare in modo ottimale: dobbiamo ancora crescere parecchio, progredire, evolverci, emanciparci e capire che più la notizia è urlata e sparata e più è probabile che sia una bufala.

Come dico sempre: “Cervello: istruzioni per l’uso. Ce l’abbiamo? Usiamolo, per diamine!”

Lola Fox

fbk

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