Vittime del modello super fisso?

Non ho mai voluto scrivere molto sulla ricerca che definisce il debunking inutile, l’hanno fatto tanti amici e colleghi, anche su Butac se ne è parlato, ma io di mio pugno non avevo mai sentito la necessità di esprimermi. Io non ho grandi carte in mano per confutare lo studio, sono solo un papà che un giorno ha conosciuto da vicino l’antivaccinismo e ha deciso di fare quel che poteva contro vaccinela disinformazione. Butac è nato da lì.

Lo studio e la sua diffusione hanno generato discussioni interessanti ma la situazione è lievemente sfuggita di mano, tra debunker che si sentono offesi dalla ricerca di Quattrociocchi a complottari che gongolano nel proprio angolino, passando per i tanti che leggono le pagine degli uni o degli altri e si schierano, come in una social war, esattamente come predetto dallo studio.

Io vorrei non esser schierato, se non con la scienza. Perché come abbiamo sempre detto su Butac la scienza viene prima di tutto, e lo studio fatto da Walter è scienza e come tale va trattato.  Le discussioni infinite che ho visto girare mi hanno fatto dispiacere, perché come dice lo stesso Walter alla fine ci atteggiamo esattamente come i complottisti che sosteniamo di contrastare, è successo anche a me d’imbarcarmi in una di queste e mi sono sentito un pirla.

E questo non va bene, non che mi sia sentito un pirla (probabilmente lo sono), ma non va bene perché alla fine dei giochi la maggioranza dei blogger che si occupano di corretta informazione lo fa perché gli piace, che sia senso civico nei confronti dei lettori, o il semplice piacere un po’ narcisistico di scrivere pensando che ad altri possa interessare leggere. Ridursi a discutere quasi con rabbia è triste.

La ricerca di Quattrociocchi e i suoi colleghi dell’IMT è un bel lavoro, ben strutturata ma, a mio parere, andrebbe allargata per aiutarci al fine di imparare come comunicare in maniera più incisiva, come uscire dal selciato degli utenti “polarizzati”, come li definisce Walter, e arrivare oltre.

Purtroppo quando si cerca il dialogo le risposte che arrivano non sono delle migliori, a volte ci si trincera dietro a frasi come “rispondo solo nelle evidenze dello studio fatto”, “i risultati non vanno bene perché non vi piacciono” ecc. ecc.

Sia chiaro, io sono probabilmente un narcisista, scrivo sul web, mi piace quel che faccio indipendentemente dal fatto che piaccia agli altri, e probabilmente molti dei miei dubbi sono già stati analizzati nello studio pubblicato ed è solo per mia ignoranza che non riesco a trovarli ben evidenziati.

Debunker?

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Partiamo col dire che non mi sento un debunker, non nell’accezione che va per la maggiore in Italia.

Di solito rifuggo la definizione, accetto demistificatore, mi piace fact checker ma il termine debunker mi è sempre andato stretto. Perché io sono un fact checker, verifico i fatti, nulla di più, non ho conoscenze superiori a nessuno dei miei lettori se non quella dell’uso del mezzo informatico e degli strumenti di ricerca. Al massimo potrei definirmi un giornalista investigativo amatoriale.

Ed è proprio da qui che vorrei partire, non con una critica allo studio, ma con un invito a realizzarne altri, ad analizzare quei punti che (secondo alcuni di noi) sono rimasti non chiariti da quanto riportano Walter Quattrociocchi, Fabiana Zollo e gli altri ricercatori che hanno partecipato al lavoro.

Da una chiacchierata con un amico di Butac, Elio Truzzolillo, abbiamo individuato alcuni di questi punti secondo noi lasciati in sospeso.

Vittime del modello super fisso?

Base della ricerca è il fatto che esistano utenti polarizzati, utenti che si trovano all’interno di echo chamber sui social network da cui lo studio è partito.

La ricerca è notevole ma la conclusione dell’inutilità del debunking potrebbe essere un errore simile a quello che in economia è noto come “vittima del modello super fisso”. In pratica si analizzano dei parametri o dei modi di interagire e li si considera fattori immutabili.

Io non credo che una persona nasca convinta dell’esistenza delle scie chimiche, sono convinzioni acquisite, ma lo studio dà per scontato tutto questo, quando invece:

1) non ci dicono come le persone diventino “razionaliste” o “complottiste”. Non si nasce contrari ai vaccini né favorevoli ai vaccini. Non esiste una proporzione fissa tra i due gruppi (appunto modello superfisso). Il cominciare a frequentare una delle due echo chamber non è anche in funzione della presenza su internet di questi gruppi? Se, ad esempio, sparissero le pagine pro-vaccini i “nuovi” arrivati su internet non avrebbero più possibilità di imbattersi nella eco chamber pro-vaccini. Sia chiaro, una critica a questo punto è che anche senza la rete e i social network esistono echo chamber, ma il loro “eco” è sempre stato decisamente ridotto rispetto ad oggi, il saper gestire una pagina Facebook o un sito internet rende molto più facile a chi divulga la propria opinione (corretta o meno che sia) far sentire la propria voce e creare proseliti. Per capirci, gli antivaccinisti esistevano anche nell’800, ma venivano derisi dalla maggior parte delle persone con un certo livello culturale:27029a709c39ea48eee0497c70569ccd

2) molte preferenze umane sembrano cristallizzate e fisse nel tempo, poi improvvisamente nel giro di poco tempo si registrano, per motivi che possono essere i più vari, delle grandi variazioni nelle distribuzioni. La politica può essere un buon esempio: gli elettori sono in generale non meno “polarizzati” dei soggetti analizzati nello studio di Quattrociocchi. Per mesi o per anni le variazioni nei sondaggi danno conto solo di minimi spostamenti. I “nuovi arrivati” (nuovi votanti) sembrano distribuirsi in modo proporzionale tra i vari schieramenti. Poi improvvisamente nel giro di poco tempo ci sono grandi variazioni di distribuzione (che possono avere diverse spiegazioni). Naturalmente anche durante il periodo in cui i rapporti di forza sembrano non variare i partiti politici non smettono di fare propaganda politica, smettere di farla vorrebbe dire permettere alla fazione opposta di avere un vantaggio. Vale la pena farlo? Cosa succederebbe se uno degli schieramenti smettesse di punto in bianco di fare alcunché? Le cose rimarrebbero davvero invariate?VACCINI-SEANCONNERY

3) è vero che i “complottisti” in genere non seguono gli altri media. Ma pensare che chi agisce su Facebook sia completamente isolato dal resto del mondo è un’assunzione troppo forte (un altro errore del modello superfisso). Le persone continuano ad avere relazioni e input anche al di fuori dai social. Per esempio, un’epidemia di morbillo che coinvolgesse centinaia di migliaia di persone causando qualche centinaio di morti e altrettante invalidità permanenti, non avrebbe effetto sui flussi di nuovi arrivati nel campo dei provax e degli antivax? Davvero pensiamo che ciò non avrebbe conseguenze perché i polarizzati non seguono gli altri media? E la presenza su internet di pagine e blog provax non accelererebbe uno spostamento di flussi causati dall’evento esterno (l’epidemia)? Siamo tutti d’accordo che lo zoccolo duro dei veri alienati continuerebbe a credere al proprio guru di riferimento, l’estremo di questo tipo di situazioni l’abbiamo visto accadere in casi tragici, come il suicidio di massa a Jonestown nel 1978 (909 vittime, di cui 276 bambini), gli altri senza riferimenti facili sarebbero costretti ad informarsi e ad approfondire da soli, o fidarsi ciecamente.

4) anche se gli “spostamenti” tra i due gruppi polarizzati (presi come schieramenti fissi) sono minimali, che effetto hanno nel tempo? Qual è la direzione netta? Ci sono periodi in cui il flusso netto è verso i complottisti? Altri in cui è verso i razionalisti? Perché avviene questo? Esiste una massa critica oltre il quale uno spostamento nei flussi dà origine ad una sorta di effetto “valanga”?

5) i “polarizzati” non si comportano tutti allo stesso modo, ogni tema specifico ha alterne fortune e sfortune. Quali gruppi polarizzati stanno crescendo? Quali si stanno sgretolando? Questa sarebbe una tra le tante cose che un osservatorio permanente su questi fenomeni potrebbe analizzare in modo dinamico. Per esempio sappiamo che l’omeopatia è in crisi (mi riferisco ai dati di acquisto): questo deriva da una diminuzione del numero dei “polarizzati”, o semplicemente l’azione contro l’omeopatia (sicuramente una delle più efficaci su internet per il suo continuo uso di un’ironia spiazzante) ha raggiunto la grande massa delle persone che ne facevano uso in modo poco convinto? Altro esempio: il complottismo economico non è forse legato alla crisi economica che ha travolto l’Occidente negli ultimi anni? Forse questo è invece un tipo di complottismo poco influenzabile (per la complessità della materia) dal debunking, ma forse “morirà” naturalmente se ci dovesse essere un periodo di prosperità economica. Non tutti i temi possono essere trattati allo stesso modo, la ricerca non dà conto di questo.

6) Cosa significa che il 97% degli utenti sono polarizzati? Non risulta credibile sostenere che tutti gli utenti di Internet siano ad esempio decisamente a favore o decisamente contrari ai vaccini. La scelta del campione, i “polarizzati”, inficia ogni conclusione generale sull’intera popolazione (quelli che parlano bene non lo definiscono selection bias? Anche se a dire il vero qui non è un errore di selezione, ma un errore di generalizzazione). In Italia Internet è usato da oltre il 62% della popolazione, siamo sotto la Grecia, l’Argentina, la Polonia, la Croazia, e tantissime altre, abbiamo circa 68 paesi al mondo che usano la rete più di noi. Esistono tanti che si fidano del TG e poco più, altri che non seguono nemmeno quello. Anche qui esistono echo chambers, dai giornali che scelgono di dare più spazio alla fuffa a quelli che cercano di fare informazione corretta, ognuno alla fine persegue uno scopo economico oltre che d’informazione. Basta dare un’occhiata superficiale alle pagina dei lettori dei quotidiani cartacei per accorgersi che ognuno ha l’echo chamber che si merita.


Fin qui le considerazioni generali, a seguire una superficiale analisi che è sicuramente definibile confirmation bias, ma dopo gli oltre 1800 articoli e le svariate migliaia di commenti a cui ho risposto da quando ho aperto Butac credo di avere una sufficiente esperienza diretta, che non ha alcun valore statistico, ma che mi fa piacere condividere.

Chi non partecipa alle discussioni, chi non s’infervora online (o offline), chi legge per curiosità, spesso è la maggioranza, una maggioranza silenziosa a volte sicura, a volte no, ma che non sente la necessità di schierarsi apertamente. È davanti ai nostri occhi quando guardiamo le statistiche delle nostre pagine. Ci mancano le risorse di chi ha fatto la ricerca, e non abbiamo un campione di siti analizzati tramite BigData, ho solo i dati che Facebook e Google Analytics mi danno ogni mese. Una veloce scorsa degli stessi mi racconta che ogni giorno Butac è letto da oltre tredicimila lettori singoli, con una percentuale di rimbalzo del 16%, un tempo medio di lettura di oltre i sei minuti, non è un sito mordi e fuggi. Circa il 40% sono lettori abituali, il restante 60% è composto da lettori per caso, una metà ci ha trovato partendo dai social, l’altra è arrivata dai motori di ricerca. Ci hanno letto fino in fondo, non sono scappati appena visto di che idea fossimo, sono rimasti sul sito, e spesso hanno visitato almeno un’altra pagina all’interno dello stesso. Ma non hanno messo un like, non hanno fatto commenti o condiviso il pezzo. Sicuramente qualcuno di questi è un detrattore, che ha letto fino in fondo solo per poter andare a criticare da altra parte, ma tanti sono quelli che penso (spero) siano grigi, interessati ad informarsi, a cercare nuovi spunti di discussione, ad approfondire una questione, senza per questo lasciare una vera impronta digitale analizzabile.

Ovviamente si tratta di esperienza personale che scientificamente parlando non vale nulla.

È confirmation bias senza BigData a cui appoggiarsi.


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Conclusioni

Alla fine di questi punti una conclusione possibile è che la situazione possa essere più dinamica di quanto lo studio dimostri. La rete è uno strumento relativamente giovane che le masse, quelle vere, hanno iniziato a usare in maniera degna di nota da un tempo troppo breve per poter tracciare linee di confine nette.

I siti complottisti godono di un certo vantaggio, ma è dovuto principalmente al fatto che sono nati prima dei siti dei razionalisti (almeno in prima battuta), hanno avuto anni di anticipo e stanno ancora sfruttando l’inerzia derivante da questo vantaggio, allo stesso modo in cui un’azienda che propone al mercato un prodotto rivoluzionario avrà un vantaggio che diminuirà molto lentamente quando altre aziende cominceranno a proporre prodotti simili.

Non abbiamo nessun modello affidabile che studi dinamicamente questi fenomeni nel tempo, e anche se lo avessimo sarebbe solo un modello. Speriamo sinceramente che in futuro gli studi di questo tipo si moltiplichino, siamo ancora agli albori. E come sempre avviene ogni ricerca affinerà quella precedente, magari approfondendo nuovi aspetti prima trascurati.

maicolengel & Elio Truzzolillo

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