Giornalisti e demistificatori

Ieri mi sono ritrovato nella stessa giornata pubblicato su due testate molto visitate, Il Fatto Quotidiano che ha dedicato un’intera pagina nell’edizione cartacea alla verifica dei fatti e alle bufale, pagina che ho gradito moltissimo, purtroppo nella versione online è disponibile solo agli abbonati della testata.

fattoquotidianoBUTAC

Ma non sono qui per parlare del FQ, le lodi e i riconoscimenti di quanto facciamo sono sempre graditi, ma l’attenzione va riservata soprattutto alle critiche. Ed è proprio di critiche vorrei parlarvi, visto che ieri nostro malgrado siamo stati citati su Dagospia:

I tragicomici siti anti-bufale tanto al chilo (bravissimi a criticare il lavoro degli altri, ma del tutto incapaci di trovare, autonomamente, una sola notizia) già si sfregano il mouse. Pronti a denunciare l’«ennesimo falso scoop». Per i maestrini cacciatori di news «inventate» la «maledizione di Pompei» probabilmente è un bluff. E invece è tutto vero.

La curiosità pubblicata due giorni fa in prima pagina dal Mattino di Napoli – e verificata ieri dal Giornale – è verissima. Con buona pace dei web-maestrini specializzati nel darsi la bufala sui piedi.

La notizia di cui si parla l’ho trattata su Butac, non era una bufala, ma solo la classica non notizia utilizzata come riempitivo. Ma sono molto più interessato all’astio del giornalista autore dell’articolo, a cui evidentemente abbiamo calpestato i piedi.

bufalapiedi

screenshot di Dagospia

Nino Materi: Dagospia lo collega a Repubblica, onestamente non  mi  diceva molto, ma con una veloce ricerca sono arrivato su un articolo pubblicato su Butac qualche settimana fa:

Il Giornale, Elena Brescacin e il canone RAI ai ciechi

Non era un articolo così cattivo, riportavamo una lettera di Elena che chiedeva una rettifica al quotidiano, nulla di speciale, la richiesta di rettifica aveva le sue ragioni d’essere, come spiegava la stessa Elena. Purtroppo quella rettifica quando è arrivata non è stata in alcuna maniera soddisfacente, visto che l’articolo errato lo si trova ancora nell’edizione online del quotidiano e solo nelle lettere al quotidiano è stata pubblicata parte della rettifica, con un commento decisamente poco sensato. Della storia ne avevo parlato in un altro articolo su BUTACmag, dove attaccavo un po’ più pesantemente il giornalista e la testata:

…tutti gli appunti di Elena sul pessimo modo di fare informazione del Giornale sono stati tagliati, su richiesta del Giornale stesso, quando Elena ha chiesto di pubblicare la sua rettifica (troppo lunga, secondo loro), così da nessuna parte è mai comparso, nero su bianco, che la millantata intervista non è mai esistita ma che è stata creata con un taglia e cuci di altre apparizioni di Elena su blog e testate giornalistiche. Quello che è rimasto delle richieste di rettifica della diretta interessata può essere commentato dal giornalista stesso con un “Beh, quindi alla fine avevamo ragione noi, no?”

E l’articolo a firma Nino Materi è ancora sul sito web del Giornale, senza modifica alcuna. Perché siamo cialtroni, perché le redazioni hanno al comando soggetti che forse sapevano fare il proprio mestiere trent’anni fa, ma oggi con l’evoluzione del web dovrebbero forse andare in pensione o perlomeno fare svariati corsi d’aggiornamento.

Sia chiaro, c’ero andato giù pesante ma avevo un motivo per farlo, l’articolo sul mag voleva mostrare a voi come funzionano le redazioni di alcuni giornali, quale attenzione ci sia alla notizia, quale professionalità sia evidentemente richiesta per lavorare in una testata nazionale.

L’articolo che appare su Dagospia invece attacca solo per il gusto di attaccare, di prendersi una rivincita personale diffamando il debunking e perculando giusto per il gusto di farlo. Può essere che sia frustrazione, non trovando altro modo per attaccarmi il giornalista lancia il sasso a caso, non ha motivo di attaccarci su Pompei se non la frustrazione di essersi visto preso in mezzo in un altro articolo.

Il giornalista Matera ci dice che noi siamo:

del tutto incapaci di trovare, autonomamente, una sola notizia

Forse non è chiaro a tutti come funziona la demistificazione.

Si parte da una notizia data e la si va a verificare punto per punto, non si cerca la notizia, ma si verifica se quella che è stata data per buona da altri lo sia per davvero. Il nostro lavoro non è altro che quello che dovrebbe fare ogni buon giornalista prima di decidere se pubblicare la notizia. In un mondo ideale quello che facciamo sarebbe inutile, perché tutti i giornalisti sarebbero attenti al fact checking. Purtroppo come dimostrano le migliaia di articoli che potete trovare su Butac e gli altri siti di corretta informazione (e divulgazione) al momento non viviamo in un mondo ideale.

A Matera vorrei dire che con Butac da sempre cerchiamo di fare non solo corretta informazione ma anche divulgazione, e anche lì quelli che si lamentano sono sempre quelli a cui pestiamo i piedi, le aziende di prodotti fuffa che perdono clienti, i siti di complottari impegnati a vendere le loro verità, i siti che attirano i lettori con l’inganno. Ecco: lei con quell’apertura si è posto allo stesso livello di questi soggetti, lei che fa uno dei mestieri più belli del mondo.

Giusto ieri è uscita la seconda parte di un interessante articolo a firma Salvo di Grazia:

Informazione alla faccia dell’intimidazione

Salvo racconta di come divulgatori e blogger che fanno corretta informazione si trovino spesso nell’occhio del mirino di richiesta danni, diffamazione, minacce anche fisiche, intimidazioni vere e propre

Quello che ha scritto Nino Matera e che Dagospia ha riportato  è un altro aspetto di come può venire trattato un demistificatore solo perché ha fatto il suo lavoro, non intimidazione, ma denigrazione del proprio corretto operato, ripicche da terza elementare, non giornalismo.

A me piacerebbe che fosse chiara una cosa, nessuno di noi ce l’ha coi giornalisti, chiunque essi siano per qualsiasi testata essi scrivano. Capita a tutti di sbagliare, ai debunker come ai giornalisti, basterebbe sempre poco per fare ammenda, ma pochissimi lo fanno, pochissimi correggono, nessuno chiede scusa e allora va tutto in vacca, anzi… in bufala.

maicolengel at butac punto it

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