La società degli urli

“Ma perché deve urlare? Non può parlare a bassa voce? Le mie orecchie ci sentono bene!” Queste erano le domande e le considerazioni più frequenti che mi venivano alla mente durante le scuole elementari davanti a qualche pasticcio. Non capivo proprio perché si dovesse urlare quando le stesse cose si sarebbero potute dire con un normale tono di voce: se una persona è mediamente intelligente, può capire senza urla. Ancor oggi me lo chiedo, quando sento strilli di ogni sorta.

È utile urlare o si può comunicare meglio in altro modo?

La mia risposta, del tutto soggettiva pertanto opinabile, è: sì, si può! Ma allora perché si alza la voce? Io vedo due risposte plausibili: la prima è che io mi stia sbagliando! Ovvero che l’urlo, in determinati casi rappresenti la miglior comunicazione possibile. Naturalmente non credo minimamente a questa supposizione, reputando decisamente più concreta e reale la seconda: l’urlo serve a sfogare un impeto di rabbia che non può essere sfogato altrimenti, ovvero coi fatti. Tutto questo, nelle classiche situazioni dove qualcuno perde la pazienza e gli si alza il sistema nervoso.

Ma c’è dell’altro. Da oramai decenni osservo ai raggi “Y” quello che io chiamo “il nostro teleimbonitore catodico”. Sì, avete letto bene, non c’è nessun errore di digitazione: il raggio “Y” è quella rarissima particolare capacità di visione che ti fa percepire in tutta la sua integrità i rischi da “ipnosi mediatica” che in parole povere si concentrano in una dipendenza televisiva, nella quale non sei più tu a guardare il televisore ma è esso che osserva te: tu hai bisogno di essere guardato dalla TV e lei lo fa volentieri. Quante persone conoscete che accendono l’apparecchio anche se non c’è nulla che gli interessa? E se voi siete lì presenti, quindi perfettamente capaci di tenere loro compagnia conversando, la TV rimane comunque accesa sebbene nessuno la guardi, come una persona in più che parla a vuoto costringendo voi e gli altri ad… alzare il tono della voce. Si consuma energia elettrica, si paga un canone, ci si fa disturbare da una voce terza che parla senza che nessuno la ascolti, ma la si tiene accesa: più dipendenti di così…

In questi decenni di raggi “Y” ho inevitabilmente assistito anche al progressivo innalzamento generale della voce televisiva e non certo per avere aumentato il livello del volume. Sto riferendomi ai toni dei telepersonaggi, come se essere questo, un telepersonaggio, da sinonimo di autoritarismo dei tempi che furono fosse diventato sinonimo di autorevolezza: una volta si urlava per ottenere la ragione, oggi si urla in quanto si presuppone di averla a priori! E se si ha la ragione, certamente si è un leader carismatico.

Ma c’è qualcosa che scricchiola in questo bel castello di logica sonora, qualcosa che non mi sconfinfera per nulla: se io sono leader in un gruppo in cui godo di totale affermazione, cosa devo temere? Ovvero il ricorso all’urlo è inutile perché dispongo già di tutte le capacità per compiere azioni esecutive, come ad esempio cacciare un cattivo collaboratore: perché dunque devo alzare la voce se sono i fatti che contano? Mi sorge un dubbio…

Un quarto di secolo fa dentro la magica scatola ipnotizzatrice c’era Wanna Marchi, che con le sue urla tentava di venderci le famose alghe dimagranti. Evidentemente il sistema funzionava perché era su moltissime TV private anche se di ultima categoria, quelle cioè che trasmettono praticamente solo pubblicità e qualche altra nullità super low cost spacciata come propria produzione. Poi, sempre a suon di urla, la famosa tele imbonitrice passò a venderci numeri fortunati, meglio se propiziati dal contorno del suo sale fatato anti sfiga by maestro Do Nascimiento, già cameriere nonché suo maggiordomo. Frattanto erano già partite alla stragrande le trasmissioni sportive, anzi pseudo tali, che io etichettavo (ed etichetto tuttora) come genuina spazzatura purtroppo DOP, trasmissioni sul calcio urlato dove il mattatore assoluto all’epoca era il giornalista Maurizio Mosca. Centro della scena a suon di “pendolino della verità” e… urla, ovviamente: Maradona sì, Maradona no, questo era il dilemma! Io profetizzavo vita breve per quel tipo di tele spazzatura dove il calcio era solo preso a pretesto per fare stupido gossip, ma Dio solo sa quanto purtroppo mi sbagliavo.

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Accendendo oggi la scatoletta digitale e accedendo ai canali a 3 cifre, in qualsiasi ora del giorno e della notte si può vomitare a scelta: c’è di tutto, dai venditori di oggetti più assurdi e inutili alle porno signorine completamente stuccate che vogliono fare sesso a pagamento al telefono con te: meno male che in questa forma di prostituzione legalizzata c’è almeno di positivo che queste siliconate parlano sottovoce, sussurrando. Ad urlare invece ci pensano le fantomatiche “maghe” del lotto che ci vogliono vendere i loro numeri vincenti per farci diventare tutti ricchi. L’unica cosa che non ci dicono è perché vendere la vincita certa di migliaia di euro al costo di una telefonata all’899? Sinceramente se avessi la vincita sicura al lotto me la terrei per me.

Il dubbio che mi sorge è che si urli proprio perché si deve vendere questo vuoto assoluto di contenuti, ovvero io alzo la voce quando non posso dar voce ai fatti concreti. Ecco quindi che l’urlo, tra i tanti significati a cui può essere associato, a mio dire quello più calzante è proprio quello di una consapevolezza di totale impotenza e nullità. Vendo alghe dimagranti ma tanto sono inutili quindi manifesto il mio tacito scetticismo urlando. Parlo di gossip televisivo, di che cosa potrebbe aver mangiato a colazione Maradona, cioè parlo del nulla, lo so, me ne rendo conto e mi serve l’urlo per convincervi che siano cose importanti, cose gravi. Vendo numeri sicuri per vincere al lotto ma sono io la prima persona a credere che siano tutte baggianate inconsistenti, quindi ricorro all’urlo per aumentare la mia scarsa credibilità di partenza e spacciare quindi per vere le mie parole. Sono in divergenze col mio dipendente che secondo me lavora malissimo, ma per vari motivi non lo posso licenziare, quindi urlo perché… non posso fare altro: sono impotente.

Un po’ di tempo fa ascoltavo un politico che sparlava del nemico elettorale di turno accusandolo tra l’altro di aver mal diretto RaiNews24, il canale all news di mamma Rai. L’accusatore testualmente recitava che “è una TV che fa ascolti da schedina”, ovvero un canale che non lo guarda nessuno. Nessuno tranne me: io guardo RaiNews24, ma guardo anche TGCom24 e SkyTG24. Tuttavia riflettendo tra me e me, ho focalizzato che mai in nessun luogo fossi stato avevo mai visto un televisore sintonizzato su RaiNews24. Bar, case di amici e parenti, hall alberghi vari e quant’altro abbia visto, sempre sintonizzati su TG5, oppure TGCom24, oppure TG1. Qualcuno su SkyTG24 ma mai nessuno su RaiNews24. Perché? La struttura e la consistenza della rete Rai in questione non è così vergognosa! I servizi sono seri, onesti e non certo faziosi e demagogici. Ho pensato a lungo su questo mistero e solo di recente ho trovato la soluzione: RaiNews24 non è urlato!

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Dopo la sigla di uno degli altri TG menzionati, il conduttore o la conduttrice parte a mille con un tono di voce allarmato, come se ci desse in diretta la notizia della fine del mondo: ci avete mai fatto caso? Poi pian piano cala con i toni, pur sempre mantenendoli abbastanza alti. RaiNews24 no. Comunica con toni come sono sempre stati in passato e come quelli con cui voi parlate normalmente con l’amico. Ma c’è un problema: lo standard televisivo è cambiato e oggi il TG urlato è la consuetudine. Talmente entrata nella quotidianità di ognuno di noi da giudicare RaiNews24 come di una rete dall’aria grigia, funebre e piatta. È inutile, oggi un TG se non è urlato non è un TG.

E di conseguenza la vita del web, che è figlia dei tempi e suona la propria musica in totale e piena armonia con la televisione, non è da meno. Anzi, addirittura è “da più”. Questo spiega il web urlato, anzi super urlato come i titoli degli storici giornali scandalistici degli anni 70 e 80 quali Stop ed Eva Espress (chi se li ricorda?): le notizie vengono sparate ai quattro venti, i titoloni diventano catastrofici  e sensazionalistici preannunciando la fine del mondo ogni cinque anni, l’inverno più freddo e l’estate più calda di sempre, e scandali e complotti ovunque. Ci siamo assuefatti alle urla e il web risponde alle nostre esigenze. Va da sé che anche queste urla siano naturalmente presagio di nullità e di vuoto materiale, più dettagliatamente di fuffa. Quasi sempre di bufale oppure pseudogiornalismo, quel “giornalettismo” da spiaggia padre dell’articolo scandalistico cospirazionista che denuncia persino il fatto che l’acqua sia incredibilmente, stranamente e misteriosamente bagnata!

Capiamo bene quindi che solo una profonda riflessione, accompagnata da una piena consapevolezza di poter scegliere in totale e responsabile libertà ciò che vogliamo tenere ben spento, ci eviterà la sordità totale come conseguenza di un eccesso di urla. E una società sorda sarà anche inevitabilmente incomunicante, il trionfo dell’individualismo. Con buona pace per i (troppi) social forum stimolatori apparenti d’interazione sociale, ma paradossalmente proliferatori di sciocche banalità e inutili frivolezze: guardate Facebook e giudicate voi stessi il bilancio dei contenuti tra utilità e futilità.

Concepire come l’urlo sia sinonimo del nulla interiore sarà uno dei prossimi passi da compiere se davvero vogliamo continuare a nutrire il nostro intelletto. Non vorremmo davvero diventare un branco di pecore al seguito di un grande pastore munito di cani e bastone.

Lola Fox

L’edizione straordinaria del telegiornale in occasione del lancio di Apollo 11, la missione che portò i primi due uomini sulla Luna. I toni sono molto tranquilli, segno di una moda ancora lunga a venire.

1 Comment
  1. Roberto Luraghi 1 anno ago

    Hai ragione su Rai News 24!
    Ti faccio un esempio: la notte del 24 agosto ero in vacanza a Senigallia e 20′ dopo il terremoto che ci ha svegliato io e mia moglie abbiamo acceso la TV in albergo per capire dove era l’epicentro del sisma.
    In onda c’era una giornalista (giovane e non certamente di spicco, vista l’ora…) che probabilmente si è trovata in mezzo al suo turno a gestire questa cosa enorme e l’ha fatto benissimo.
    Complimenti a lei e alla redazione.
    Sugli altri canali non so perché ho continuato a guardare RN24 fino alle 5.

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