Odifreddi e le (stupidaggini sulle) donne in matematica

Siccome essere quasi tutti i weekend in giro e avere quattrocento cose da fare nello stesso giorno non mi bastava, ci pensa pure odifreddi (minuscolo volontario) a pubblicare bufale su La Repubblica.

cattura

Martedì scorso si è celebrato l’Ada Lovelace Day in ricordo dell’omonima figlia del poeta Byron, che non conobbe mai il padre perché egli aveva abbandonato la moglie incinta. Ma il motivo della celebrazione non è araldico, bensì scientifico: Ada Lovelace collaborò infatti con Charles Babbage, inventore del primo computer nell’Ottocento. Fu lei a stilare il primo programma della storia, e per questo oggi il linguaggio di programmazione Ada porta il suo nome. L’Ada Lovelace Day è dedicato, più in generale, a ricordare le donne scienziate e i risultati da esse ottenuti. Che sono molti, a partire da quelli legati al nome di madame Curie, vincitrice di ben due premi Nobel: una doppietta che solo altre tre persone sono riuscite a eguagliare, in più di un secolo. Ma le donne scienziate sono comunque meno di quante ci si potrebbe aspettare. Ad esempio, quest’anno nessuna donna ha vinto un premio Nobel. E fino allo scorso anno l’hanno vinto 16 nella pace, 15 in letteratura, 12 in medicina, 4 in chimica, 2 in fisica e 1 in economia. Inoltre, 2 donne hanno vinto finora il premio Turing per l’informatica, 1 la medaglia Fields in matematica e nessuna è mai stata campionessa mondiale di scacchi. Una progressione discendente, che sembra indicare come l’attitudine femminile sia direttamente proporzionale alla concretezza e indirettamente proporzionale all’astrazione.

“Maccomeèunabufala?!?”’!???11″ [cit antifemminista qualsiasi]

Sì, è una bufala. E ora vi spiego perché. Se siete interessati alla Scienza (quella vera, quella di chi ha competenze per parlarne) qui sotto farò un luuuungo discorso su ciò che davvero separa le donne e il mondo delle scienze. Se siete interessati a qualcosa di più semplice e immediato in fondo all’articolo c’è una breve sezione autobiografica dove parlo di me, perché quando si parla di certi argomenti a mio avviso la scienza racconta solo una parte della storia.


Come se non fosse abbastanza umiliante essersi fatti dare del bigotto dal tizio per cui lavora e da un organo di divulgazione sicuramente più importante di lui, a dargli dello scemo del villaggio ci si mette pure una ventenne [donna! Disabile! ARGH *sbatte clava* (+cit antifemminista qualsiasi)].

Premetto che a squalificare odifreddi bastano i suoi titoli di studio: è un matematico, non un neuroscienziato, non un biologo, non uno psicologo né un sociologo o uno psichiatra.

A fare i negazionisti della domenica (e mi informano che anche su questo odifreddi sia bravo) sono buoni tutti e BUTAC lo dimostra tutti i santi giorni.
Quello che la gente non è sicuramente brava a fare è approfondire gli argomenti e colmare la propria ignoranza in merito.
Credere che uomini e donne siano diversi a livello cerebrale è una stupidaggine apocalittica, poiché le 
ultime ricerche smentiscono questa credenza: la maggior parte della persone presenta infatti un puzzle di caratteristiche comuni sia agli uomini che alle donne. Una dimostrazione pratica? Basta pensare agli stereotipi da pubblicità e a quante persone li rispecchiano in pieno. Mi stupirebbe se in una cerchia di cento persone circa ne indicaste uno per categoria.

Un bias cognitivo che ho notato spesso (più che altro perché è un errore frequente nella narrativa, che dovrebbe rappresentare i personaggi come persone reali anche se in situazioni e contesti assurdi) è il considerare le persone come se fossero un piano xy: una struttura bidimensionale. Ovvero se una ragazza è femminile per forza di cose deve essere racchiusa nello stereotipo da pubblicità di cui sopra. Io credo che le persone (e la scienza lo dimostra, spero che non servano link a sostegno di questo perché davvero, che razza di gente frequentate?) siano più come un d20, un dado a venti facce. Ogni faccia è un aspetto diverso della persona, e mentre sì, ci possono capitare gli 1 e i 20, ci sono altri 18 numeri da considerare. Ed è troppo facile ignorarli solo quando ci fa comodo.

Il secondo punto che mi preme è informare i lettori è sullo scopo di queste ricerche: ovvero non creare un dualismo rigido dove siccome hai la caratteristica x devi per forza di cose essere y, ma sviluppare trattamenti più efficaci rispetto a problematiche importanti come le malattie mentali, dove una differenza anche piccola (presunta o reale) può modificare l’incidenza della caratteristica sulla popolazione e talvolta il decorso di una malattia. Non sono ricerche fini a se stesse, come la maggior parte della gente pensa, e non servono per determinare chi sia migliore di chi. Perché se odifreddi ha poca fantasia e non arriva da solo alla risposta “nessuno”, non deve cercare di giustificarsi facendo il negazionista, ma riempire le proprie lacune.

A sostegno della mia tesi porto però un altro articolo divulgativo del Guardian molto interessante. Esso afferma che mentre le bambine tendono ad avere un atteggiamento più positivo nei confronti della scuola e in questo campo hanno più successi, quando si parla di matematica queste si bloccano del tutto. Ma la ricerca mostra anche che le ragazze in scuole di sole ragazze, siccome non hanno più uno standard a cui adeguarsi, tendono a ribaltare la situazione.
Questo dimostra che l’atteggiamento degli insegnanti e le loro aspettative, consciamente o meno, sono diverse per i generi e privano le ragazze di quell’autostima necessaria a eccellere nelle materie scientifiche.
Posso confermarlo di persona: ho avuto anche io questa esperienza negativa e studiare i vari bias cognitivi che intervengono in questo processo mi ha fatto superare (almeno in parte, perché in realtà chi di dovere pensa che ci sia sotto roba non diagnosticata) il problema. Questo perché prendere consapevolezza di quello che mi succedeva mi ha permesso di distinguere tra le difficoltà sensate e quelle che invece derivavano da una scarsa autostima.

L’ultimo punto è l’antitesi per eccellenza. Ovvero: se le donne sono più brave a scrivere (o perlomeno così sembra suggerire odifreddi) perché è comunque una maggioranza di uomini a essere pubblicata e a vincere premi? Questo cozza del tutto con l’ipotesi in questione.
Ci sono due ragioni: il primo è il pregiudizio a monte, il secondo è che la maggior parte dei critici letterari sono uomini, nonostante le donne siano la maggior parte delle lettrici e delle scrittrici (anche non pubblicate). 
Qui per l’ennesimo articolo divulgativo.

Queste, seppur con i loro limiti, sono le mie tesi e argomentazioni. E quali sono le argomentazioni di odifreddi a sostegno delle sue tesi? Una dietrologia sul premio Nobel James Watson che, storicamente parlando, ha approfittato delle ricerche di una certa Rosalind Franklin a cui il Nobel invece è stato negato. Un po’ perché faceva comodo, un po’ perché è morta di cancro a causa delle ricerche che ha svolto.
Franklin ha dato la vita per le sue ricerche. E oggi ci permettiamo di citare le stupidaggini di cinquant’anni fa dette da uno che pensava che gli afroamericani fossero più stupidi dei bianchi come se fosse un guru delle neuroscienze. Tutto ciò è ridicolo e va considerato come merita: zero.
Poi se si vuole religiosamente perseverare nella propria becera ignoranza nessuno ce lo impedisce.


Ora la parte interessante.
C’è un motivo per cui io sono fissata con la scienza. Banalmente, non so fare altro. Di cose che mi piace fare ne ho davvero tante – alcune delle quali parecchio impopolari – ma di cose in cui riesco ben poche. Tutto quello che so fare ha in qualche modo a che fare con la scienza, persino quando faccio attività comuni come cucinare sfrutto le mie conoscenze scientifiche per migliorare quello che faccio.
Un esempio? Sono una maniaca di agende e robe simili. Non c’è nessun metodo di organizzazione che non abbia provato, eppure continuo a pensare che la parte migliore di questo mio interesse sia analizzare i bias cognitivi che mi impediscono di essere produttiva. (Devo incasellare il mio da farsi come il Tetris per non dovermi svegliare alle otto e tornare a letto a mezzogiorno per ovvi motivi.)
Il mio ragazzo mi ha detto che una delle cose che trova interessanti in me è proprio questo mio atteggiamento curioso, scientifico e analizzatore, che comunque a voler studiare la popolazione in generale non è comune e soprattutto non è incoraggiato nelle ragazze.
Ho provato a fare qualcosa di diverso a livello di studi, e per quanto mi interessi semplicemente non è quello che davvero mi piace, e non vedo l’ora di disfarmene.
E io non tollero che si provi a portarmi via, con motivazioni che vanno dal risibile al vaffanculo, l’unica cosa che sono brava a fare.
Consiglio infine al signore di cui sopra di trovare un altro mestiere, tipo l’ippica, la pensione, cose così insomma, piuttosto che parlare di ciò di cui non sa nulla. Dopotutto Aristotele disse qualcosa riguardo alla vecchiaia e all’astio nei confronti di qualsiasi persona si pari loro davanti. Magari aveva ragione. Chissà.

Elivet Logan Rogers

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