Il prezzo della libertà

Mariah Walton è figlia di genitori mormoni. Fervidi credenti al punto del fondamentalismo, negli anni ’90 si trasferiscono nell’Idaho per coronare il loro sogno personale: vivere in un posto dove Dio avrebbe potuto ascoltarli, affinché li liberasse da qualunque afflizione con la forza delle preghiere.

Mariah viene al mondo senza che esso possa sapere della sua esistenza – neppure un certificato di nascita. Cresce così in un ambiente dove la medicina alternativa è di casa; assieme a sua sorella, le uniche cure che conosce sono quelle che farebbero piacere al loro dio, lontane dalla corruzione che il mondo scientifico ha portato nella ricerca della salute.

Mariah però sente che c’è qualcosa di più, in lei. Qualcosa di sinistro, opprimente. A lei, ogni respiro brucia dentro, affaticandola; ogni giorno che passa diventa sempre più debole, finché non si trova costretta a passare la maggior parte del tempo a letto. Nonostante le preghiere e le dolci cure a lei riservate, Mariah vede ombre allungarsi entro la soglia della sua vita.

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In qualche modo, Mariah riesce a raggiungere i diciotto anni. Ora adulta per i genitori, piena di dubbi e sempre più a corto di fiato, ottiene finalmente la possibilità di essere iscritta all’anagrafe. Riceve il social security number, chiede una consulenza a un medico – l’unica soddisfazione ottenuta dal prendere in mano le proprie responsabilità.

Dopo anni di dubbi, la risposta è una sola: ipertensione polmonare, della quale ne soffre fin dall’infanzia. Una condizione patologica che si sarebbe potuta risolvere chiudendo un piccolo buco congenito; i medici avrebbero potuto trattare con successo la condizione nel corso degli anni, prima che si presentassero danni irreversibili.

Adesso per Mariah ci sono solo pochissime soluzioni terapeutiche – nessuna risolutiva, ciascuna accompagnata da pesanti effetti collaterali.

Mariah ora ha vent’anni. Costretta a letto, con una bombola d’ossigeno a farle compagnia, vede i giorni sfiorire assieme a lei. Un solo, unico pensiero la fa andare avanti: portare a giudizio i suoi genitori, colpevoli di essere stati negligenti in nome del loro dio. Lotta per sovvertire quella legge che tutela chi sceglie le cure alternative per motivi religiosi.

***

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David e Collet Stephan sono i proprietari della Truehope Nutritional Support Inc. Da tempo hanno scelto la via delle cure naturali: persa la fiducia nei medici e nel sistema sanitario, hanno deciso di seguire la loro filosofia e un “fidato” naturopata. David e Collet sono sicuri di non aver bisogno dei vaccini: dopotutto, i loro due bambini sono cresciuti sani e forti, in barba a chi vuole negare che i bambini più sani siano quelli non vaccinati.

I coniugi Stephan decidono di mettere al mondo Ezekiel. Lo fanno guardando i loro due figli, rassicurandoli che anche il loro fratellino seguirà la stessa sana tradizione di famiglia – niente vaccini.

A diciotto mesi Ezekiel entra in uno stato letargico. La gola si irrigidisce a tal punto da rendere impossibile anche il più semplice dei pasti. Per nutrirlo, David e Collet arrivano ad adoperare un contagocce per collirio. È un po’ di stress, dice il naturopata, combatte contro la malattia perché il sistema immunitario del bambino è forte. Bisogna solo aiutarlo, dice. E consiglia a David e Collet di continuare con le vitamine: beveroni di sciroppo d’acero, succhi ai frutti di bosco e una miscela di aceto di mele, radice di rafano, peperoncino, cipolle, aglio e radice di zenzero. Perché solo una mamma sa cosa è giusto per il proprio figlio… soprattutto una mamma che odia i medici.

L’11 marzo, Ezekiel smette di mangiare e di bere. Il 12 marzo, la schiena di Ezekiel è ormai deformata in un arco. Il giorno del ricovero in ospedale, Ezekiel è rigido e anchilosato; i genitori non riescono a farlo sedere bene in macchina per portarlo all’ospedale.

Ezekiel Stephan muore il 19 marzo 2012, alle 4 del pomeriggio. I suoi occhi hanno visto la luce del mondo per soli diciotto mesi. I suoi genitori sono stati dichiarati colpevoli della sua morte. Ma per loro, David e Collet, è chiaramente “un complotto per vaccinarci tutti” ordito da “sciacalli” sulla pelle del loro figlio morto.

***

Il recente articolo di Elivet mi ha riportato alla memoria un episodio particolare.

Il 26 maggio 2015 indago su una segnalazione per BUTAC. Dionidream rilancia la vecchia testimonianza (2012) di un signore che avrebbe curato l’astrocitoma anaplastico di sua moglie con un mix di terapie alternative, tra cui il Metodo Di Bella.

Scorrendo l’articolo – un pezzo del Giornale scritto dalla ora ammonita Gioia Locati – si capisce che la signora non è guarita completamente e che il cancro non è avanzato né migliorato. Eppure, questa viene sbandierata come una specie di vittoria. Lo stesso signore si vanta di dare consulenze a titolo gratuito. Ed è un semplice odontoiatra.

Appena uscito, il pezzo ha fatto il suo giro nei gruppi apologetici di Di Bella e sulle pagine a sostegno del metodo-fuffa. Investigando, incappo nei commenti di una degli utenti, che chiameremo A.

A. vuole mettersi in contatto con il dottore dell’intervista. Chiede l’aiuto degli dagli amministratori della pagina in cui ha letto la notizia. Nutre la speranza di poter curare sua figlia, affetta dallo stesso male. Poche ore dopo, A. sostiene di aver ricevuto un contatto in privato, e che presto aggiornerà tutti a riguardo.

Siccome né il pezzo di Dionidream né quello de il Giornale rivelano il cognome dell’odontoiatra, ho voluto investigare sul profilo di A.

La signora è divenuta col tempo una fervida sostenitrice delle cure alternative. Durante la malattia della figlia, si è avvicinata al regime vegano; posta molto sui presunti “progressi della medicina alternativa”. Pone l’accento soprattutto sull’assunzione della vitamina C per la prevenzione dei tumori. Crede alla profezia Maya. Del dottore in questione, nessuna traccia – la lista amici è privata.

Il profilo lascia intendere poco riguardo al resto della sua vita… eccetto l’ultimo post di dicembre 2012.

Una foto di A. e della figlia, insieme, in una località forse straniera, che si danno un tenero bacetto sulla guancia.

E la didascalia con scritto: “Buon Natale anche a te, che non ci sei più”.

Mi sono alzato dalla sedia. Mi sono allontanato, la bocca improvvisamente tremula, gli occhi gonfi e doloranti. Ho trovato a fatica un angolo dove chiudermi.

Non so dire se quella ragazza sia morta per le cure alternative, o per l’irrecuperabilità dello stadio in cui si trovava il tumore. Quello che so dire è solo ciò che ho sentito nel mio cuore, nella mia testa: un lungo rantolo funebre, desolante come il cupo tocco di una campana nel mezzo di una campagna arsa dal sole. Un urlo che riecheggia da un profilo al limite del parossismo, mani a schiacciare guance livide nel tentativo di strozzare il pianto.

Lo strazio di una madre non conosce eguali, quando egoisticamente crede di illudere la Morte con la promessa di un miracolo dietro l’angolo. Ancora squarcia il buio, quando quel miracolo non arriva.

Così ho urlato. Ho lasciato andare quel dolore che la madre negava a se stessa.

***

Ho raccolto queste storie perché, ancora oggi, sento dentro una grande responsabilità, sia come debunker che come essere umano.

19 Novembre 1863. Gettysburg aveva bevuto il sangue di Nord e Sud. La Storia avrebbe celebrato la vittoria dell’Unione sulla Confederazione, la pigrizia dell’uomo solo la sua futilità. Forse Lincoln aveva in mente tutto questo, quando pronunciò il suo celebre discorso.

The world will little note, nor long remember what we say here, but it can never forget what they did here. It is for us the living, rather, to be dedicated here to the unfinished work which they who fought here have thus far so nobly advanced. It is rather for us to be here dedicated to the great task remaining before us — that from these honored dead we take increased devotion to that cause for which they gave the last full measure of devotion — that we here highly resolve that these dead shall not have died in vain — that this nation, under God, shall have a new birth of freedom — and that government of the people, by the people, for the people, shall not perish from the earth.

Il mondo noterà appena, né a lungo ricorderà ciò che qui diciamo, ma mai potrà dimenticare ciò che essi qui fecero. Sta a noi viventi, piuttosto, il votarci qui al lavoro incompiuto, finora così nobilmente portato avanti da coloro che qui combatterono.

Sta piuttosto a noi il votarci qui al grande compito che ci è dinnanzi: che da questi morti onorati ci venga un’accresciuta devozione a quella causa per la quale essi diedero, della devozione, l’ultima piena misura; che noi qui solennemente si prometta che questi morti non sono morti invano (per nulla); che questa nazione, guidata da Dio, abbia una rinascita di libertà; e che l’idea di un governo del popolo, dal popolo, per il popolo, non abbia a perire dalla terra. (Wikipedia)

Mi permetto di parafrasare quanto disse Lincoln: a noi vivi spetta il compito di vegliare sui venditori di fumo. A noi vivi spetta il compito di onorare qualunque morto, a prescindere dalla cura che ha scelto, avvertendoci l’un l’altro dei rischi delle cure alternative. E il compito lo si svolge solo, paradossalmente, avvertendo gli altri dei rischi che la libertà di scelta comporta.

Il prezzo della libertà è l’eterna vigilanza.

Il Ninth
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1 Comment
  1. Dario Nistri 12 mesi ago

    Il concetto di libertà, per come viene inteso da questi genitori, è palesemente frainteso e distorto a proprio uso e consumo.
    Non è libertà: è anarchia.

    Nell’ordinamento italiano è chiaro che la libertà in tale senso non esiste per i genitori. Sono molti quelli che affermano con fierezza “è mio figlio e per lui decido io”.

    No.

    Un genitore non può decidere per il proprio figlio.

    La Legge attribuisce ai genitori responsabilità e compiti precisi. I bambini sono persone giuridiche a tutti gli effetti la cui volontà di intendere e di volere è semplicemente affidata ai genitori. Questi hanno il compito di tutelare i figli secondo i dettami dello Stato.

    Ad esempio, per quanto riguarda i vaccini, spesso gli antivaccinisti si vantano di questa libertà perché “i vaccini sono consigliati e non obbligatori”. Falso. I vaccini sono “raccomandati”.
    E il significato di questo termine è preciso, anche solo leggendo un dizionario: “Affidare ad altri persona o cosa che sta molto a cuore, pregando o esortando caldamente di soccorrerla o proteggerla o custodirla, o di averne comunque la massima cura” (http://www.treccani.it/vocabolario/raccomandare/).
    Vuol dire che lo Stato, nel momento in cui non ha istituito una legislazione specifica per imporre l’obbligo per quei vaccini dal momento in cui ha preferito percorrere un’altra strada, cioè quella della partecipazione consapevole alla vaccinazione, raccomanda ai genitori il compito di vaccinare i propri figli. I vaccini sono importanti, si rimanda pertanto – si “raccomanda”, appunto” – ai genitori di adempiere a tale dovere civico.

    Perché i vaccini, lo ricordiamo, sono una questione di salute pubblica dal momento in cui servono a evitare non tanto le malattie dei singoli ma epidemie di massa.

    Ecco quindi che questa “libertà” non esiste, è solo un pretesto, un fraintendimento di ciò che in realtà è il compito di un genitore.

    Dimostrazione di tale concetto è dato dalla Giurisprudenza: casi di genitori che hanno distratto i loro figli dalle cure mediche vere, quelle EBM, per affidarli a ciarlatani che poi ne hanno causato la morte.
    I genitori sono stati dichiarati colpevoli e condannati.

    Quindi ogni genitore è libero di fare di sé stesso ciò che vuole – “libertà di cura”, nel senso di farsi curare se vuole – ma non è libero di curare suo figlio come meglio crede. Per quello deve attenersi scrupolosamente a quanto lo Stato gli mette a disposizione tramite S.S.N. e non può in alcun modo permettersi di decidere proiettando sé stesso sul figlio.
    Perché figlio e genitore sono due persone diverse e un genitore responsabile sa che non può in alcun modo decidere sulla vita del figlio, ha solo il compito di prendersene cura finché non raggiunge la maggiore età.

    Questa “libertà” di cui parlano è solo un profondo e gretto egoismo.

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