Per difendersi dalle bufale

Butac è stato invitato diverse volte a parlare di corretta informazione nelle scuole, anche grazie alla collaborazione con l’associazione di divulgazione scientifica Minerva che si occupa spesso di organizzare incontri con gli studenti per parlare di disinformazione scientifica.

Abbiamo quindi realizzato un piccolo vademecum da cui partire per spiegare ai ragazzi come difendersi dalle bufale. E abbiamo stilato una lista di cinque punti fondamentali da tenere presenti quando ci avventuriamo nel periglioso mare dell’informazione online.

1. Accendere il cervello

Quando vediamo una notizia incredibile facciamoci due domande, ragioniamoci su, riflettiamo. Se la notizia è troppo incredibile per essere vera, ci sono buone probabilità che in effetti non lo sia. Avere dei dubbi è sempre indice di uno spirito critico funzionante. Il nostro ragionamento è la prima arma che abbiamo contro chi mette in giro bufale e disinformazione: per questo, spesso chi punta alla condivisione facile mira alla nostra emotività, che rallenta la capacità di riflettere e velocizza il click su Condividi, magari accompagnato da pensieri quale “Che male può fare?” Fa male, invece, perché abbiamo l’impressione di esserci interessati a una problematica, o di aver fatto addirittura qualcosa per risolverla, quando invece non abbiamo fatto altro che creare confusione con informazioni false o manipolate.

Alcune domande che possiamo porci di fronte a una notizia dubbia, ad esempio, sono:

  • Esiste una fonte di questa notizia? La fonte è riportata chiaramente o il link è sbagliato/non funzionante/non chiaro/non cliccabile o mille altri stratagemmi per non ammettere che la fonte non esiste?
  • La fonte è attendibile?
  • Perché una notizia così interessante non è sulla stampa nazionale?
  • Il punto di vista di chi scrive è oggettivo? Le opinioni, nel caso che ci siano, sono chiaramente separate dai fatti? Ho la sensazione che chi scrive voglia spingere la mia opinione in una certa direzione?
  • La notizia è credibile?

Da queste domande parte la volontà di informarsi correttamente e non lasciarsi manipolare.braincrosssection_pituitary

2. Leggere tutto l’articolo

Quando si prende una posizione leggendo solo il titolo di un articolo è poi probabile che ci si arrocchi su tale posizione per non dover ammettere di aver preso un granchio peccando di superficialità, contribuendo a diffondere informazioni errate e argomentazioni senza valore.

Il nostro consiglio è di non basarvi sul solo titolo o sull’abstract per decidere di condividere un articolo, o per credere di sapere cosa si dice nel testo: spesso la disinformazione o la bufala le troviamo solo nel titolo, appunto, perché è sul titolo che interessa attirare l’attenzione e catturare il click del lettore. Spesso il testo dell’articolo spiega correttamente la notizia, mentre il titolo punta solo a fare sensazionalismo.

3. Cercare le fonti

Dobbiamo avere ben chiaro che all’interno di un articolo di giornalismo serio bisogna sempre indicare la fonte. Che sia un’agenzia stampa, come l’ANSA; che sia un altro giornale; che siano delle chiacchiere di paese o i pettegolezzi della portiera del mio palazzo, chi legge deve sapere da dove proviene una notizia, in modo da poterla verificare o prendere, eventualmente, per quello che è: è chiaro che si presume che una notizia battuta da un’agenzia di stampa venga prima verificata, mentre se leggiamo “fonti non ufficiali dicono che… ma non vi è nessun riscontro” dobbiamo perlomeno dare all’attendibilità della notizia il beneficio del dubbio. E badate bene non c’è niente di male a riportare una fonte del genere, l’importante è che sia ben chiaro che la notizia non è verificata. Se non trovate nessuna fonte in un articolo è giusto cominciare a chiedersi quanto sia serio il sito che l’ha pubblicato. O ancor peggio, se il blog A cita come fonte il blog B che cita come fonte il blog C che cita come fonte il blog A, e così via… capite che in realtà una fonte non esiste?

4. Imparare a riconoscere le fonti non attendibili

Ovviamente a questo punto dobbiamo cominciare ad impegnarci sul serio. Siti internet di pseudoinformazione ne spuntano come i funghi tutti i giorni, a volte sono blog ospitati su piattaforme facilmente individuabili, altre volte sono siti veri e propri con tanto di dominio acquistato (un investimento che rende in breve tempo grazie alla pubblicità). La nostraBlack List può essere utile, ma andrebbe aggiornata quotidianamente e non sarebbe comunque completa, quindi è necessario che ognuno impari a distinguere di chi fidarsi e di chi no. Ad esempio tra quelle che a prima vista possiamo considerare come fonti non attendibili, o comunque necessarie di approfondimento, troviamo blog personali o blog che vogliono farsi passare per testate giornalistiche (che devono invece dichiarare di essere testate registrate, di solito si trova un disclaimer a fondo pagina) ma abbastanza evidentemente non lo sono; sedicenti esperti o scienziati di cui però non riusciamo a trovare un riscontro attendibile; informazioni non supportate da prove, studi, riferimenti precisi ad altre fonti. E, ovviamente, i siti satirici à la Lercio (che di solito non fanno nemmeno ridere, altro che satira, ma cercano di scaricarsi ogni responsabilità dietro a questa motivazione), che però hanno, da qualche parte, un disclaimer che spiega che le notizie da loro pubblicate non sono basate su fatti reali: di solito lo troviamo in fondo a tutte le pagine o nella sezione “Chi siamo” del sito, se non addirittura in una pagina apposita chiamata “Disclaimer”.

5. Imparare il fact checking

A questo punto, nel caso che non possiamo essere sicuri al 100% dell’attendibilità di una fonte (perché non è nella nostra Black List, o perché vi puzza, o perché non vi fidate nemmeno di noi, che come stimolo del senso critico andrebbe benissimo), non ci resta che il fact checking, ovvero il controllo dei fatti. Il fact checking è un’arte complessa e non di facile apprendimento, ma possiamo darvi dei consigli per iniziare.

Cattura
Innanzitutto, proprio perché ci si riferisce ai fact, dobbiamo partire da dati certi e sicuri, indicazioni che non dovrebbero essere manipolabili e che, una volta inserite su un motore di ricerca, dovrebbero restituirci riscontri validi, sia nel caso che la notizia sia attendibile, sia nel caso contrario. Ad esempio si possono cercare i nomi dei protagonisti della vicenda, oppure il luogo in cui è accaduta, o ancora una delle foto che correda l’articolo. Google ci offre moltissimi strumenti, oltre alla semplice ricerca web, come Google Immagini o Google Notizie, ma anche Google Maps o Google Translate che possono aiutarci in casi particolari. A questo punto possiamo già renderci conto se la notizia è attendibile o se necessita di altri approfondimenti: se inserite un nome, lo cercate su Google Notizie, ed escono svariate pagine di testate registrate che riportano la stessa notizia, potrete dedurre che sia una notizia attendibile e concludere qui la vostra ricerca (anche se può non essere così sempre). Se avete a che fare con un video, potete salvare un frame con lo Strumento di cattura e cercarlo con la Ricerca immagini di Google. Potete cercare il titolo utilizzando dei sinonimi, oppure mettere alla prova il vostro inglese per cercare riscontri sulla stampa internazionale. Se escono risultati in lingue che non conoscete, potete usare Google Translate. O spingervi ancora più a fondo, nel caso che ne abbiate le conoscenze, andando ad esempio a leggere il codice sorgente di una pagina web per identificarne l’autore, o cercando la cache di una pagina che è stata rimossa. Potete usare Wikipedia, tenendo presente che ogni pagina è soggetta a modifiche da parte di una qualsiasi utente in qualsiasi momento, ma considerando anche che di tutte le informazioni deve essere indicata la fonte e che è questo il vero tesoro del debunker, non Wikipedia in sé. Allo stesso modo potete usare con cognizione qualsiasi sito di approfondimento, perché quando ciò che sostengono è supportato da prove, queste prove saranno indicate con gli opportuni riferimenti. Usate Pubmed e i siti dei vari Ordini professionali per controllare se un sedicente medico/giornalista/scienziato/biologo è davvero quello che dice di essere o se sta millantando competenze che non ha, protetto dall’anonimato della rete. Imparando a utilizzare questi strumenti imparerete anche ad andare sempre più a fondo delle notizie che trovate online e a capire di quale tipo di informazione fidarvi e di quale no.

Ma soprattutto, come indicazione generale, ci teniamo a dare un semplicissimo consiglio:

Nel dubbio, non condividere.

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Ci sono diversi motivi per cui vengono diffuse bufale e disinformazione ma il motivo principale è che qualcuno ci stia guadagnando qualcosa. Che siano soldi, grazie alla pubblicità per click o alla vendita di pagine Facebook, o che sia prestigio politico/ideologico per mezzo di tentativi di screditare gli avversari o determinate categorie di persone, chi mette in giro notizie inventate o gonfiate invitandovi alla condivisione vi sta usando per il proprio tornaconto personale, senza curarsi né della corretta informazione (che non sanno nemmeno dove stia di casa) né dei protagonisti delle vicende (spesso vengono utilizzate fotografie di persone ignare, che si ritrovano associate a “notizie” di cui non hanno la minima idea, o addirittura ad articoli di denuncia per questo o quell’altro misfatto) né delle giuste cause utilizzate per stimolare la nostra emotività invece che il nostro raziocinio (come lo foto di bambini malati o animali maltrattati accompagnati dall’ormai proverbiale Condividi se hai un cuore). Ovviamente la decisione spetta a voi e solo a voi, quello che speriamo noi è di potervi rendere un pochino più consapevoli e “smaliziati” in modo da poter fare le vostre scelte con tutte le informazioni di cui potreste avere bisogno.

noemi at butac punto it

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