Che tempo fa? Meteorologia e meteofuffa

Un viaggio nell’informazione meteo tra serie previsioni e tantissima spazzatura.

In origine erano previsioni meteo, ed era un colonnello che con la divisa dell’Aeronautica militare ogni sera alle 20 sul canale nazionale (oggi Raiuno) di una genuina TV, sì in bianco e nero, ma all’avanguardia europea, ci comunicava se il giorno dopo la mamma avrebbe potuto fare il bucato e stenderlo al sole oppure accompagnarci a scuola, rigorosamente a piedi, con l’ombrello. Si chiamava Edmondo Bernacca e se ve lo ricordate significa che avete passato gli “anta” già da un pezzo.

Erano i tempi in cui c’erano molti meno computer al lavoro, e i pochi e potentissimi che c’erano erano nulla a confronto con uno smartphone di oggi. Per cui anche i modelli matematici su cui si basano le previsioni meteo non potevano essere così precisi come oggi. Ma l’impegno e la serietà con cui si affrontava la mole di lavoro davano voce e autorevolezza ai meteorologi dell’Aeronautica.

La meteorologia infatti è nata proprio integrata ad essa, l’aeronautica (intesa come branca scientifica), in quanto era fondamentale sapere cosa avrebbe incontrato lungo la sua rotta un velivolo, civile o militare che fosse: ad esempio all’interno di un fronte nuvoloso oppure di densi cumulonembi è vivamente sconsigliato volare, poiché per varie ragioni (bassa visibilità, densità variabile, accumulo di cariche elettrostatiche, bassissime temperature, vortici depressionari, forti venti e correnti convettive, tanto per citarne qualcuna) si rischia fortemente di compromettere la sicurezza.

Ancora oggi, nel nostro paese, il servizio meteorologico è ancorato all’Aeronautica (inteso come corpo militare a sua volta ancorato alla branca scientifica), ma già da parecchi decenni ha sempre preso più piede un utilizzo parallelo, prevalentemente incentrato sul mezzo televisivo (inizialmente di esclusiva Rai) destinato ai cittadini che vogliono sapere che tempo farà nei giorni a venire. Figure altamente professionali quali il già citato colonnello Bernacca, il colonnello Andrea Baroni poi divenuto generale e il capitano Guido Caroselli, tanto per citare i più famosi, hanno segnato cinquant’anni di telemeteorologia. Ma va doverosamente ricordato pure il colonnello Mario Giuliacci, anch’egli grande professionista in materia, ex dirigente del centro meteo di Linate e da oltre vent’anni collaboratore delle reti Mediaset.

Tutto questo quando la meteorologia era solo ed esclusivamente una scienza atta a dare risposte probabilistiche sull’evoluzione del tempo atmosferico in corso. Naturalmente lo è ancora oggi, ma in presenza purtroppo anche di tantissima spazzatura pseudo-meteo mediatica che inevitabilmente ha contribuito a infangare, e quindi a svalutare, l’operato di tanti seri professionisti.

Se un tempo ci trovavamo di fronte esclusivamente le figure autorevoli dalla seria meteorologia, oggi vi si sono inseriti a fianco tanti altri soggetti che avendo fiutato il business hanno reso la meteorologia un pretesto per fare soldi, non importa come. Tutto ciò denota scarsissima responsabilità professionale ma va sottolineata l’alta resa in termini economici che per molti soggetti ha completamente stravolto il modo di fare meteoinformazione, sino al punto da forzare la notizia al limite e distorcerne i contenuti, sparando clamorosi titoli assolutamente fuori da ogni seria previsione.

L’utente sprovveduto, di scarsa razionalità e competenza (ma anche chi rasenta la creduloneria e la stupidità) condividerà ciecamente sui social forum il titolone che promette grandi sconvolgimenti meteorologici portando clic, e quindi introiti economici, al sito divulgatore, ma contribuendo allo stesso tempo alla disinformazione, o al cosiddetto meteoterrorismo. Elegantemente: meteospazzatura. Volgarmente: meteofuffa.

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A contorno di ciò ci sono una miriade di applicazioni per smartphone spesso basate sul nulla oppure, al limite, sul sensazionalismo a consistenza zero. Non può essere altrimenti quando si fanno previsioni a quindici giorni o a un mese.

Ben pochi sanno infatti che una previsione seria, fatta da professionisti del mestiere, è al massimo a due-tre giorni, oltre i quali le probabilità di previsione calano drasticamente (anche se non è categorico).

Una situazione barica di consistente alta pressione africana, ad esempio, il famigerato “cammello” che tanta calura ci porta in estate, può agevolare una sufficientemente esatta previsione a quattro giorni, così come altre situazioni di condizioni variabili (sia in miglioramento, sia in peggioramento) possono rendere difficile una previsione anche a ventiquattr’ore.

Ecco perché io dico sempre che le previsioni meteo non vanno recepite ciecamente e in maniera asettica, ma interpretate e contestualizzate, ovvero ragionate. Non sempre esistono il “bianco” e il “nero” ma spesso siamo in presenza di grigi più o meno chiaroscuri che all’utente imperfetto e passivo possono portare false deduzioni.

Correva un gennaio negli anni Novanta e mia mamma, guardando il meteo, vide alta pressione e relativa assenza di nuvole, rappresentati sulla carta da un bel sole: “Oh, bene, domani faccio il bucato e stendo i panni al sole”. Ma il giorno dopo dopo una grigia foschia padana fece cambiare tutti i programmi alla casalinga: “Ma che cosa dicono alla tv? Hanno sbagliato tutto!” fu il commento arrabbiato e deluso della brava mamma. Brava sì, come mamma, ma pessima utente meteo: non aveva correttamente interpretato le previsioni e nemmeno ascoltato a dovere il meteorologo che prevedeva sì alta pressione, assenza di copertura nuvolosa, ma anche altrettanta assenza di circolazione d’aria che in Pianura Padana spessissimo si traduce se non in nebbia, almeno in giornate grigie: bastava però salire un poco sulle colline per godersi un sole meraviglioso che illuminava la valle ricoperta di “grigia bambagia”, a riprova che non c’era copertura nuvolosa.

Un altro esempio di facile errore interpretativo è quando in estate, nel perdurare di condizioni di alta pressione, quindi con temperature elevate ben oltre i 30°C (e con altrettanta abbondante umidità diffusa nell’aria) si apre una corrente fredda in quota da nord. Tali correnti artiche percorrono migliaia di chilometri, ma il loro fronte può essere molto stretto,  solo poche centinaia di chilometri. Se la previsione vede il Nord Italia colpito da questo fronte, tale area dovrebbe subire un forte calo termico, probabilmente accompagnato anche da violenti rovesci temporaleschi. Ma su migliaia di chilometri in direzione sud è facilissimo che si verifichino leggere, imprevedibili deviazioni a est o ovest, anche solo di qualche centinaio di chilometri rispetto alla previsione. In tal caso il fronte potrebbe finire ad esempio a ovest tra Italia e Francia, non interessando quindi il Triveneto o la Romagna che potrebbero rimanere al caldo tropicale. Con conseguenti relative accuse degli irasciti operatori turistici, che accuseranno i meteorologi di avere fatto inutile allarmismo sbagliando le previsioni e allontanando così i turisti dalle zone di balneazione. Tutto questo è già successo in passato, e non solo una volta. Capiamo quindi quanto sia fondamentale accostarsi a una informativa meteo seria con responsabilità e cognizione di causa, cercando di interpretare ciò che dice il meteorologo e sapendo che la meteorologia prevede un evento, sì, ma con una certa probabilità; infatti oggi questa probabilità viene citata. In genere a distanza di più di due-tre giorni le probabilità sono troppo basse per poter fare programmi, ma come abbiamo visto può capitare che ci siano medie probabilità che un evento si verifichi anche a distanza di ventiquattro ore.

E in tal caso, ovvero negli esempi citati, non sono quasi mai i meteorologi ad avere sbagliato ma al 99% l’utente che ha mal interpretato i comunicati. Come mia mamma il giorno prima di fare il bucato o gli operatori turistici che addossano le responsabilità dei loro mancati introiti ai meteorologi.

Tutto questo vale per fonti meteo serie. Ma come comportarsi con le fonti fuffa? E soprattutto, come riconoscerle?

Rispondere alla prima domanda è molto facile: tratta la meteo spazzatura come un virus, stacci alla larga. È l’unico modo per sconfiggere questa piaga. Chi spara contenuti fuffa lo fa per un ritorno in termini di visibilità, tradotto clic, o se vi piace di più pagine visitate. Basta quindi non leggere i contenuti per togliere loro il pane dalla bocca: se teoricamente tutti gli utenti fossero accorti, la piaga dell’informazione fuffa andrebbe a morire in breve tempo. Risulta evidente quindi come il comportamento dell’utente sia decisivo ai fini della sopravvivenza questi siti.

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Molto più articolato invece è capire come distinguere una seria informativa da cialtroneria. Tuttavia, semplificando al massimo, possiamo individuare qualche punto per rendere un po’ l’idea.

  1. GUARDA IL TITOLO: più il titolo è sparato, urlato, eclatante, sensazionalistico, shockante e  incredibile, e più è probabile che sia spazzatura.
  2. RECORD: i record si battono, certo, ma spesso, troppo spesso, si urlano solo per attirare attenzione, mistificando la realtà: ad esempio l’estate italiana 2015 non è stata la più calda di sempre perché la sua temperatura media non ha superato quella dell’estate 2003, anche se ci è andata molto vicino.
  3. CERCA DI CLASSIFICARE I SITI: di solito chi è serio lo è sempre, e allo stesso modo chi pubblica meteo spazzatura lo fa sempre. Classificare le fonti in base al modo di fare informazione è molto importante. Se in un sito che vuole occuparsi di meteorologia trovate articoli sulle scie chimiche forse non è il caso di fidarsi.
  4. UN SITO SERIO NON SPARA SCOOP: ad esempio i siti regionali di Arpa (Arpa Emilia Romagna, Arpa Veneto, Arpa Toscana, ecc…) sono tra i più corretti, precisi ed esatti nelle loro previsioni, e guarda caso non contengono titoloni di nessun genere, men che meno catastrofici. La meteorologia va prevista e comunicata in maniera adeguata, non urlata come uno scandalo.
  5. IMPARATE SEPLICI TECNICISMI: alta o bassa pressione, vortici depressionari, fronti nuvolosi, circolazione locale anticiclonica, ecc… sono semplici parole che con poco vi permettono di distinguere il meteorologo serio dal ciarlatano, che invece userà parole da “venditore di mercato” del tipo “una cosa mai vista, una cosa incredibile, una cosa da record”. Il ciarlatano non è meteorologo e come tale usa un frasario popolare e di basso rango.

A cosa serve fare una previsione meteorologica se si parte già con dati volutamente falsificati? Non si può più quindi parlare di previsione, ma bisogna usare un altro termine: mistificazione. O se vi piace di più “meteofuffa“, quelle notizie sparate nel puro stile sensazionalista al fine di ottenere condivisioni e visualizzazioni, senza preoccuparsi se si sono scritte sciocchezze, tanto di questo l’utente non si ricorderà.

Lola Fox

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2 Comments
  1. MoscO 1 anno ago

    Quando vai per monti, anche l’inverno, magari ti serve anche la previsione valanghe, impari in fretta a scremare i siti di meteofuffa: ci va della pelle non del bucato o dell’abbronzatura.

    L’ARPA al quale mi appoggio fa la previsione per 5 giorni, per un’area piuttosto ridotta, e difficilmente valuta l’affidabilità della previsione più del 80%. E non ha mai scritto “bombe d’acqua”

  2. […] attualmente di gran voga nelle app che in moltissimi scaricano nei propri smartphone (e di cui come abbiamo già visto qua quasi tutte sono davvero poco attendibili) l’argomento fa audience, soprattutto se si […]

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